Preferenze, la maggioranza c’è. No agli emendamenti del campo largo. FdI esulta, sullo sfondo il nodo elezioni
La ministra Casellati con il senatore De Cristofaro
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Roma, 11 settembre 2026 – Alla fine, Giorgia Meloni si piega alla spietata aritmetica del Palazzo. La suggestione di un blitz corsaro, l’idea di scompaginare i giochi spalancando le porte alle preferenze libere, evapora nel volgere di un mattino nel chiuso di Palazzo Madama. Vince la solita, implacabile realpolitik: al momento di premere il bottone, i senatori di Fratelli d’Italia rientrano nei ranghi e bocciano tutti i subemendamenti del Pd e del resto del centrosinistra che puntavano a far saltare i capilista bloccati. Passa invece il compromesso faticosamente siglato con Lega e Forza Italia: una formula ibrida che blinda i vertici di lista ma concede all’elettore di esprimere fino a tre preferenze su un listino di sei nomi. Il tabellone si illumina con 97 sì, 67 no e due astenuti. Lo scoglio è superato, ma la strada per lo Stabilicum è in salita.
Le ore che precedono il voto, infatti, hanno i contorni del romanzo. Al........
