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“Un anno di scuola” riesce a parlare ad adulti e ragazzi

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09.04.2026

Arriva in sala Un anno di scuola, straordinario secondo film di Laura Samani, già molto apprezzato alla mostra del cinema di Venezia. Nella sua brevità, è un raro gioiello di profondità e finezza, di giustezza nella scrittura sull’adolescenza, la scuola, il bullismo, il rapporto tra coetanei e coetanee, mentre sta per affacciarsi nel loro futuro la vita adulta. Ha il solo difetto di sembrare all’apparenza un film gradevole, grazioso, ma forse un po’ facile.

È forte la concorrenza in questo momento in sala. Ci sono titoli di richiamo, come il grande film di François Ozon dal capolavoro di Albert Camus Lo straniero, presentato in concorso a Venezia, che in fondo ha qualcosa in comune con il film di Samani, poiché esplora il tema dello straniero (o straniera) che sentiamo estraneo a noi (o in noi) fino a sentirlo nemico e dell’empatia verso gli altri e il mondo circostante, elementi che corrono costantemente sul filo sottile del loro rovescio: l’indifferenza, la noia. Negli adulti e nei ragazzi comuni.

Inoltre, c’è da tempo un’inflazione di film sugli adolescenti che risponde a una richiesta del mercato, ma anche a un indubbio bisogno dei giovani autori di cinema, mezzo d’espressione che li ha sempre raccontati e che ora lo fa più che mai. In alcune cinematografie, come quella giapponese, è addirittura un genere a sé, con una lunga storia e titoli di alta qualità. In Italia non si può sempre dire altrettanto, nel cinema popolare come nel cinema d’autore. Troppa retorica o troppa maniera, o entrambe le cose, affossano del tutto o in parte le intenzioni di partenza.

Non sono mancati però negli ultimi anni diversi film notevoli sugli adolescenti, o comunque su giovani ragazzi alle prese con le spine del mondo reale, come Patagonia di Simone Bozzelli o Una sterminata domenica di Alain Parroni, rivelazioni di Locarno e Venezia nel 2023 per quanto riguarda i giovani registi italiani, e che oltretutto abbinavano anche un registro sperimentale (in Una sterminata domenica i suoni erano un elemento determinante di scrittura cinematografica, di narrazione, quasi più dei dialoghi).

Un anno di scuola – oltre a rappresentare un caso raro per il fatto che registri diversi nella scrittura e nella regia diano un risultato così perfettamente calibrato – è forse il primo film in assoluto a coniugare una dimensione da cinema popolare sugli adolescenti con quella del cinema d’autore.

Alla seconda visione il film mi è piaciuto ancora di più. Tra tanto cinema insapore, ogm, questo ha un sapore reale e mi ha........

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