La violenza delle rivolte non nasce dal nulla
Durante le manifestazioni del 17 ottobre in Francia centinaia di migliaia di persone si sono riunite in tutto il paese per esprimersi, protestare insieme, cantare e chiedere un cambiamento radicale in politica, affinché ci sia più giustizia sociale, più uguaglianza e una maggiore ridistribuzione della ricchezza.
Nello stesso tempo a Parigi, a Lione, ma anche a Marsiglia e a Limoges, migliaia di persone hanno fatto esplodere le rivolte: i negozi sono stati vandalizzati e saccheggiati. Le vetrine sono state infrante, i chioschi e le auto sono stati incendiati. Place de la République, a Parigi, è stata devastata, il boulevard de Magenta è stato sfigurato. A Limoges è stato incendiato il municipio, a Lione anche l’ufficio del turismo è stato ridotto in cenere.
Subito da destra a sinistra si sono levate voci per denunciare questi atti di devastazione e distruzione. Sui social media circolano centinaia di video che mostrano commercianti disperati, a volte in lacrime, davanti ai loro negozi, di cui non è rimasto più nulla.
Di fronte a queste immagini si sentono principalmente due tipi di discorsi. Il primo, maggioritario, consiste nel condannare duramente i rivoltosi, chiamati casseurs (vandali), e nel chiedere che gli siano inflitte le pene più severe possibili. Questi casseurs avrebbero fatto precipitare la Francia “nel caos” e, attraverso le loro azioni, avrebbero preso di mira la repubblica nel suo insieme. È il discorso della destra e dell’estrema destra, dei socialisti sempre pronti a riprendere le formule del governo, per paura di non apparire abbastanza rispettabili.
Il secondo tipo di discorso insiste sul fatto che i casseurs non hanno “nulla a che vedere” con le manifestazioni. Che, purtroppo, danneggiano il movimento, mettendolo in cattiva luce. E che l’estrema destra, come sta già facendo, sfrutterà questi eventi per invocare l’ordine e la repressione.
Gli avvoltoi dell’estrema destra, in effetti, non aspettano altro che le carcasse dei negozi incendiati e i resti delle pensiline degli autobus carbonizzate per alimentare il loro........
