Fattore Terzo, il centro liberale e la trappola della marginalità
C’è un errore che il centro liberaldemocratico e riformista italiano rischia di ripetere, elezione dopo elezione: inseguire la rappresentanza come se fosse un fine, anziché un mezzo. Ottenere una manciata di eletti — dieci, dodici, quindici parlamentari — può sembrare un risultato. In realtà è una condanna all’irrilevanza. La politica parlamentare non si fa con i numeri simbolici. Si fa con i gruppi. Un gruppo parlamentare autonomo non è una questione di prestigio: è la condizione minima per parlare, emendare, negoziare, bloccare. Senza quella soglia, si è ospiti in casa d’altri. In un sistema bipolare imperfetto come quello italiano, un’area politica coerente che vale il tre, il cinque per cento non è piccola: è potenzialmente decisiva. Non perché possa governare da sola, ma perché può spostare l’equilibrio.
Essere il margine che trasforma una sconfitta in vittoria è una leva enorme, se si ha la lucidità di usarla. La doppia trattativa come........
