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Il tramonto del patto della cura, l’uomo-famiglia sostituito progressivamente dallo Stato-caregiver e dalla tecnica che gestisce l’inizio e la fine

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20.08.2026

Gli studi sull’evoluzione umana indicano un punto di svolta decisivo: la civiltà non nasce quando l’uomo impara a costruire utensili o a controllare il fuoco, ma quando un gruppo di primati decide di non abbandonare più a sé stessi i feriti e i deboli. Da quel momento in poi la cura reciproca, la protezione dei più fragili e la trasmissione intergenerazionale del sapere diventano il fondamento di ciò che chiamiamo società. È su questo patto implicito (la famiglia come prima rete di sicurezza) che si sono costruite le civiltà. Oggi, soprattutto in molte democrazie occidentali, quel patto appare in crisi. E le “conquiste” di cui si discute con maggior orgoglio rischiano di mascherarne i sintomi.

Non c’è da esultare se in uno Stato americano, come hanno fatto di recente in Massachusetts sotto la esultante governatrice Maura Healey e il suo entourage, si elimina il limite gestazionale delle 24 settimane e si sostituiscono le eccezioni strette (vita o salute della donna, anomalie fetali letali) con il semplice “giudizio professionale del medico”. Si tratta di una liberalizzazione reale, che consente interruzioni anche a stadi molto avanzati, pur restando numericamente rare (intorno all’1% del totale). Non c’è da esultare se in paesi europei (soprattutto Islanda e Danimarca) lo screening prenatale quasi universale combinato con tassi di interruzione prossimi al 100% sui casi confermati di sindrome di Down ha reso di fatto quasi........

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