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Woke for Trump, ascesa e declino di un progetto più tossico che progressista, diventato uno dei comitati elettorali di The Donald

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21.08.2026

“Stay woke”, rimani sveglio, apparve per la prima volta in Scottsboro Boys, canzone del bluesman Lead Belly del 1938, ed era un’esortazione a essere consapevoli e vigili di fronte alle discriminazioni razziali e alle ingiustizie sociali. Infatti, questo è il senso originario dell’ideologia woke: creare maggiore consapevolezza su alcune discriminazioni e disuguaglianze, favorire una maggiore inclusione nella società, nei media, nelle istituzioni e nelle aziende. Promuovere un nuovo linguaggio che non fosse offensivo e che consentisse un maggiore riconoscimento delle persone.

Ascesa dell’ideologia woke

Con il crollo dell’Unione Sovietica la sinistra culturale, con i suoi principi, ha occupato un posto importante nel panorama politico progressista. Una sinistra che non credeva più nell’approccio universalista, ossia porre al centro principi e diritti validi per tutti, ma si batteva per una società definita in gruppi identitari ben distinti in cui le persone dovevano essere trattate dalla politica, dalle leggi, dal governo e dai privati in base al gruppo a cui appartenevano: gay, minoranze religiose o etniche, persone con disabilità etc.. Nasceva una nuova ideologia, chiamata “politiche identitarie” e successivamente woke, influenzata da diversi filoni intellettuali quali il postmodernismo di Michel Foucault, il pensiero postcoloniale di Edward Said e soprattutto la Teoria Critica della Razza.

La Teoria Critica della Razza

La Teoria Critica della Razza (Critical Race Theory – CRT), promossa soprattutto da alcuni giuristi e accademici afroamericani, nasce dalla convinzione che le leggi universaliste e antidiscriminatorie approvate negli Stati Uniti negli anni Sessanta, a partire dalla presidenza di Lyndon Johnson, non siano riuscite a produrre gli effetti sperati nel superamento delle discriminazioni razziali. Secondo la CRT, infatti, il razzismo non è una vicenda episodica ma è qualcosa di sistemico incorporato nelle istituzioni americane che riproducono consciamente o inconsciamente tutte le disuguaglianze storiche, favorendo il “privilegio bianco”. In questa prospettiva, anche la storia e il sapere occidentali sarebbero profondamente segnati dal razzismo e richiederebbero quindi un processo di rilettura e “decolonizzazione”.

Prima la follia woke, poi l’antisemitismo: il suicidio ideologico........

© Il Riformista