ll chip rimosso e l'identità fantasma: 30enne fermata dai poliziotti a Fabriano
Fabriano (Ancona), 1 aprile 2026 - Tutto è iniziato con un’auto che procedeva a ‘singhiozzo’ tra le vie più affollate del centro di Fabriano, attirando immediatamente l’attenzione di una pattuglia del commissariato di pubblica sicurezza impegnata in un servizio di controllo del territorio. Il mezzo, con tre persone a bordo, alternava rallentamenti sospetti in prossimità delle vetrine dei negozi e delle aree commerciali a brusche accelerate non appena la strada si faceva libera. Un comportamento anomalo, tipico di chi sta effettuando un sopralluogo accurato o cerca di studiare i movimenti dei passanti e le misure di sicurezza degli esercizi senza farsi notare troppo a lungo nello stesso punto. Quando i poliziotti hanno deciso di vederci chiaro e hanno intimato l'alt, fermando il veicolo in piena sicurezza, si sono trovati di fronte a una situazione che andava ben oltre una banale infrazione al codice della strada. A bordo dell’utilitaria viaggiavano due uomini e una donna, tutti di età compresa tra i 30 e i 40 anni. Sebbene residenti formalmente in una regione del Sud Italia, i tre sono risultati di origine extracomunitaria e già noti alle forze dell'ordine. Il controllo immediato ai terminali della banca dati interforze ha infatti restituito un curriculum criminale di rilievo, con numerosi precedenti penali per reati contro la persona e, soprattutto, contro il patrimonio. Tuttavia, è stato il momento dell’identificazione della donna a far scattare un vero e proprio campanello d'allarme negli agenti. La Carta d’Identità Elettronica esibita dalla trentenne presentava infatti un’anomalia strutturale inquietante: il microchip contactless, cuore tecnologico del documento, era stato rimosso con un taglio "chirurgico", netto e preciso, che escludeva categoricamente qualsiasi forma di usura accidentale o deterioramento dovuto al tempo. Il silenzio ostinato della donna davanti alle richieste di spiegazioni ha spinto i poliziotti ad approfondire la natura tecnica di quella manomissione. Quel piccolo frammento di silicio asportato con tanta cura non è un semplice componente hardware, ma il custode inviolabile dei dati personali e biometrici del titolare. Al suo interno sono memorizzate le impronte digitali, la fotografia digitale e tutte le chiavi crittografiche necessarie per l’identificazione certa sui portali della pubblica amministrazione e per i viaggi all’interno dell’area Schengen. La rimozione dolosa del chip apre scenari investigativi legati al mercato nero delle identità digitali: una volta separato dal supporto plastico originale, il chip può infatti essere ceduto a terzi o "trapiantato" su documenti contraffatti per consentire spostamenti illegali all'interno dell'Unione Europea o per compiere sofisticate frodi informatiche restando nell'ombra dell'anonimato. Per la donna è scattata immediatamente la denuncia a piede libero alla Procura per falso materiale commesso da privato, una violazione prevista dall'articolo 482 del codice penale che può comportare una condanna fino a due anni di reclusione. Il documento manomesso è stato posto sotto sequestro e verrà probabilmente sottoposto a ulteriori accertamenti tecnici per verificare se il chip sia stato rimosso per essere venduto o se la donna stessa ne stesse facendo un uso improprio. Le indagini del commissariato di Fabriano proseguono ora a ritmo serrato per capire se quel taglio millimetrico fosse un caso isolato o se i tre facessero parte di una più vasta rete dedicata alla falsificazione documentale e al favoreggiamento della mobilità clandestina.
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