Michele de Pascale contestato in Regione: “Mai più Cpr”. Anche il Pd dice ‘no’, ma lui: “Serve uno scatto sulla sicurezza”. Ugolini: superiamo i tabù
Bologna, 17 febbraio 2026 – Contestazione per Michele de Pascale in Regione. Gli attivisti hanno fatto irruzione nell’aula dell’Assemblea legislativa contestando il governatore per l’apertura sui Cpr, i Centri di permanenza per il rimpatrio per gli stranieri clandestini, dopo il dialogo con il ministro Matteo Piantedosi. “Mai più Cpr, era nel programma. Nessuna ambiguità", hanno gridato gli attivisti esibendo cartelli affacciati da balcone.
Dopo qualche ora è arrivato anche il ‘no ai Cpr’ da parte del Pd nazionale, a cui si è aggregato il Pd di Bologna.
La contestazione, lavori sospesi in aula
De Pascale e la sicurezza: trovare soluzioni che funzionano
Lepore contro de Pascale: no al Cpr a Bologna
L’idea degli Stati Generali sulla sicurezza targati Pd
Immigrazione e sicurezza: la sferzata di de Pascale
Anche il Pd nazionale depenna i Cpr
Ugolini: “Cpr unico strumento? No, ma superiamo i tabù”
Il Pd Bologna si aggrega e fa muro
De Pascale e i medici di Ravenna indagati: “È la legge che va cambiata”
Cpr sondaggio, espulsioni facili per i condannati: il 78% di chi vota a sinistra dice sì
La contestazione, lavori sospesi in aula
"Emilia-Romagna ribelle, mai più Cpr", hanno gridato in coro i manifestanti, costringendo il presidente dell'Assemblea legislativa Maurizio Fabbri a sospendere la seduta. Non è mancato uno scambio a distanza tra i contestatori e i consiglieri del centrodestra. Una volta interrotta la contestazione, la seduta è regolarmente ripresa. "Quando la contestazione è non violenta va sempre accettata", ha detto de Pascale riprendendo il suo intervento.
De Pascale e la sicurezza: trovare soluzioni che funzionano
De Pascale ha poi approfondito la questione una volta uscito dall’Aula: “Le contestazioni quando sono pacifiche vanno sempre accettate. Io nella mia vita politica, fin dall’inizio sono sempre stato contestato dall’estrema sinistra: non è la prima volta. Le accetto da destra e da posizioni di questo tipo. Secondo me il dovere di chi governa è studiare una soluzione che funzioni sulla sicurezza: quelle attuali non funzionano, serve continuare in una direzione che non funziona? Se c’è la possibilità di sedersi attorno un tavolo e trovare una soluzione io ho questo dovere in primis”.
Lepore contro de Pascale: no al Cpr a Bologna
Il sindaco Matteo Lepore ha bocciato più volte e categoricamente l’idea di un Cpr a Bologna, ribadendo che “non funzionano”. E il dibattito a sinistra si è incendiato, soprattutto da parte di Coalizione civica, che ha criticato pesantemente de Pascale parlando di “autogol clamoroso”.
“Faccio un esempio: il governo Conte 2, forse uno dei governi più progressisti dei tempi recenti, fece nel 2020 un pacchetto di norme che intervenivano sulle modifiche ai Cpr - insiste de Pascale -. Quando la sinistra ha governato il tentativo di mettere mano a queste situazioni c’è stato, poi il tempo è stato breve e insufficiente, ma la complessità di queste situazioni di governo chiama tutti”.
“Sul tema dell’accoglienza io non ho grandi spazi a sinistra - prosegue l’ex sindaco di Ravenna -. Ho un cognome meridionale e so cosa significa il dramma dell’immigrazione, i miei avi sono stati detenuti a Ellis Island…”.
L’idea degli Stati Generali sulla sicurezza targati Pd
Il governatore rilancia anche la proposta di un momento di confronto interno ai dem per aprire un tavolo e un dibattito serio sulla sicurezza. “Fra qualche giorno a Milano ci sarà una sorta di stati generali sulla sanità: penso che sulla sicurezza sia opportuno fare momento simile - puntualizza il presidente della Regione -. E andrebbero ascoltati anche i sindacati delle forze di polizia, ce ne sono diversi seri e competenti in materia”.
Immigrazione e sicurezza: la sferzata di de Pascale
“Sui temi della sicurezza serve uno scatto, non batta messa in bolla di quanto fatto finora - incalza ancora de Pascale -. La posizione del centrosinistra non può essere solo ribadire il ‘no’ a derive securitarie, prevenzione e risposte sulla sicurezza devono stare insieme, mentre la destra approva solo manovre securitarie a volte più di effetto che risolutive. Oggi i Cpr si occupano sia di persone che non hanno fatto nulla sia di persone pericolose che hanno commesso reati. In assenza di dati Istat i numeri forniti da Fratelli d’Italia sono la nostra unica fonte e parlano del 71% di ospiti nei Cpr in attesa di espulsione. Significa che il restante 30% riguarda persone che non hanno commesso reati e non sono considerate pericolose: cosa facciamo, le lasciamo con chi è pericoloso? Nei Cpr ci sono risse ogni giorno e attacchi alle forze dell’ordine. I centri non sono stati studiati per funzionare come carceri in tema diritti né in altri temi: così il modello non funziona”.
Anche il Pd nazionale depenna i Cpr
Ma il Pd nazionale ha depennato il tema nuovi Cpr, aperto da de Pascale: "Non riteniamo necessaria la costruzione di nuovi Cpr", taglia corto Igor Taruffi, responsabile organizzazione nella segreteria guidata da Elly Schlein. Il Pd, sottolinea Taruffi rispondendo alle sollecitazioni dello stesso de Pascale, "non ha mai fatto mancare il proprio contributo" sulla sicurezza. Partendo però "dall'assunto che tiene insieme prevenzione e repressione. È giusto interrogarsi su quali siano gli strumenti più efficaci ed è anche altrettanto chiaro che i Cpr hanno dimostrato tutti i loro limiti, che i nostri parlamentari hanno raccontato attraverso numerose visite ispettive e report che evidenziano le violazioni di diritti fondamentali". Inoltre, "non possiamo non considerare che in quelli già esistenti, anche a causa di inagibilità e problemi strutturali, le presenze sono inferiori alla capienza disponibile".
Il Pd nazionale, ricorda Taruffi, "in queste settimane è impegnato in un importante percorso di ascolto del paese incentrato su vari temi, tra cui la sicurezza”. Ed è stato “già avviato – continua – un lavoro a partire dalla due giorni che abbiamo svolto con sindaci e amministratori locali proprio a Bologna a metà dello scorso novembre. Quello della sicurezza, sottolinea ancora Taruffi, "è tema complesso che mal si presta a semplificazioni e a spot propagandistici. Modalità con la quale il Governo ha affrontato il tema in questi tre anni e mezzo".
Ugolini: “Cpr unico strumento? No, ma superiamo i tabù”
Ed ecco ad aggiungersi alla discussione anche Elena Ugolini, la consigliera regionale di Rete civica che ha 'intervistato' in pubblico venerdì scorso il ministro Matteo Piantedosi in un hotel bolognese: "Possiamo dire che i Cpr sono l'unico strumento per rendere le nostre città sicure? La risposta è ovviamente no. Per questo è importante che se ne cominci a discutere anche dove era sempre stato un tabù farlo".
"Questo Governo – sostiene Ugolini – ha fatto quello che non era mai stato fatto per affrontare in modo integrato e in chiave di prevenzione il tema della sicurezza ma serve tempo per rimediare ad anni di trascuratezza". E sui centri per le espulsioni secondo la consigliera occorre sgomberare il "campo da equivoci: la semplice irregolarità amministrativa non comporta di per sé il trattenimento in un Cpr ma può dar luogo a un provvedimento di espulsione con misure meno afflittive, salvo situazioni specifiche. Il Cpr non è una pena: se la persona trattenuta accetta il rimpatrio, può uscire immediatamente dal centro e fare rientro nel proprio paese".
Il Pd Bologna si aggrega e fa muro
E se il Pd nazionale depenna il tema Cpr, la federazione dem di Bologna "ribadisce la propria contrarietà ai Cpr come strumento delle politiche su sicurezza e migrazioni". L'esperienza dei centri di permanenza per il rimpatrio, afferma il segretario provinciale Enrico Di Stasi insieme alla responsabile Welfare Mery De Martino, "si è dimostrata fallimentare: non rende i rimpatri più rapidi né più efficaci e solleva gravi criticità sul piano dei diritti fondamentali". Se l'obiettivo è rendere i rimpatri "effettivi e pienamente legali – affermano i dem – il confronto va affrontato seriamente e in modo trasparente con il Governo, senza imposizioni dall'alto né fughe in avanti, che rischiano solo di irrigidire il dibattito e produrre risultati inefficaci". “Per rendere questa azione più efficace – concludono Di Stasi e De Martino – non serve un nuovo Cpr a Bologna, ma organici adeguati delle forze dell'ordine, accesso della polizia locale ai sistemi informatici delle forze statali, investimenti sulla polizia locale e una seria politica di integrazione dei migranti, insieme al presidio dei quartieri e alla rigenerazione urbana".
De Pascale e i medici di Ravenna indagati: “È la legge che va cambiata”
Il presidente de Pascale è tornato anche sull’inchiesta che vede 6 medici di malattie infettive di Ravenna che sono indagati nell’ambito di un’inchiesta sui presunti certificati medici ‘anti-Cpr’. E ancora una volta ha difeso l’operato dei camici bianchi. Il medico "non dice che la persona va rilasciata: il medico fa una diagnosi, la responsabilità di liberare questa persona è dello Stato". Quindi "correggano questa norma, perché non la può correggere un medico: la può correggere solo il Parlamento". "Come il Governo dice che, fino a che non viene provata la responsabilità, esprime solidarietà alle Forze dell'ordine - premette de Pascale - la Regione Emilia-Romagna, fino a che non viene provata la responsabilità di un nostro medico o di un nostro infermiere, sta con i nostri medici e i nostri infermieri e ne difende l'onorabilità e la presunzione di innocenza".
De Pascale ci tiene poi ad approfondire la questione. "Oggi, se una persona è socialmente pericolosa e ha una malattia infettiva, la norma italiana prevede che venga rilasciata - sottolinea il presidente - se non ha una malattia infettiva, va al Cpr. Ma siamo un Paese normale? L'accettiamo questa cosa? Che se una persona doveva essere indirizzata all'espulsione e ha una malattia infettiva, non è che va in un luogo dove viene curata ma viene liberata. Se una persona viene diagnosticata con una patologia psichiatrica ed è socialmente pericolosa, ha commesso reati, la legge italiana prevede che venga lasciata. Ma è umano e soprattutto è sicura questa cosa?", insiste de Pascale.
