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Castro: "Vogliamo ritornare a essere quelli che eravamo fino a poco tempo fa». Sugli spalti il tecnico norvegese Alexandersson e il suo staff. Santi avvisa il Brann: "Ci stiamo ritrovando»

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24.02.2026

"Tornare quelli che siamo". E che tutto il popolo rossoblù vorrebbe tornassero definitivamente. Santiago Castro lo ha detto senza mezzi termini, la terza vittoria consecutiva vale tanto, non solo per la continuità ma anche perché è arrivata davanti al pubblico di casa che aspettava un successo da oltre cento giorni: "Era importante tornare a vincere in casa. Davanti alla nostra gente che se lo meritava. Loro sono sempre stati con noi. Sapevamo di aver fatto bene nelle ultime partite. Vogliamo tornare a essere noi". Un ritorno a quei mesi d’oro che passa anche dai piedi e dai gol dell’argentino, ieri sera pronto a lottare su ogni pallone e a lasciare la zampata, non sul tabellino, ma in zona offensiva procurandosi il rigore decisivo. "Sono molto contento, un attaccante vuole segnare, fare assist, guadagnarsi qualcosa per la squadra. Ho conquistato un rigore e abbiamo vinto. E’ la cosa più importante". Una battuta poi proprio sul penalty, segnato da Bernardeschi: "L’ho lasciato a lui? No, abbiamo rigoristi importanti: Orso, Berna. Sarebbe stato diverso se l’avesse lasciato lui a me". Per l’attaccante argentino il gruppo viene prima di tutto: "Siamo una squadra. Se contro la Lazio Moro non avesse messo bene l’angolo non avrei segnato, se Berna con il Torino non mette quella palla idem, se Cambiaghi non me l’avesse passata con il Brann non avrei segnato. Anche oggi (ieri per chi legge, ndr) abbiamo fatto una bella azione e mi sono procurato il rigore. Andiamo avanti insieme. Io leader? No, lo sono altri. Tutti mi hanno sempre fatto sentire importante".

Un momento, quello di Castro che inevitabilmente fa pensare anche al prossimo Mondiale: "Tutti vorrebbero giocare in nazionale. E’ il sogno di ogni bambino ma devo lavorare, mancano ancora tante partite". Questa intanto è andata e Santi si è confermato tra i migliori in campo pur senza gol. Se n’è accorto sicuramente anche Freyr Alexandersson, coach del Brann presente in tribuna con il suo staff, che a Bergen ha incassato proprio la sconfitta con la zampata dell’argentino. Lavorerà forse anche su questo al Carbonchi di Sasso Marconi, con i suoi a caccia delle contromisure per arginare un Toto così straripante.


© il Resto del Carlino