Il futuro del packaging: “Scartare è parte dell’esperienza di acquisto” /
Bologna, 25 febbraio 2026 – Duecentoundici imprese che racchiudono il 34% del totale nazionale, dando vita a un indotto che assomma al 62% di quello italiano del settore, con un fatturato totale superiore ai 6,2 miliardi.
È questa l'ecografia della galassia del packaging in Emilia Romagna, al centro dell'incontro di Qn Distretti organizzato all'Oratorio di San Filippo Neri, nel cuore di Bologna, a poche decine di metri dal Nettuno. L'incontro, moderato dal vicedirettore del Resto Carlino Valerio Baroncini, alla presenza della direttrice di Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, il Giorno, La Nazione e Luce!, Agnese Pini, e realizzato in collaborazione, fra gli altri, con l'Università di Bologna e la Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, ha acceso un focus su un settore chiave dell'economia italiana, in piena e continua evoluzione.
"Sempre più consumatori - spiega Nicola Neri, ceo di Ipsos Doxa - si mostrano infatti attenti al packaging, in particolare alla sostenibilità delle confezioni, al punto da indirizzare i propri acquisti. Ma non è tutto: scartare è parte dell'esperienza di acquisto”.
Il futuro del packaging si gioca sulla capacità di coniugare anche università e impresa: "Gli atenei del territorio faticano a generare una quantità di laureati sufficiente a colmare la domanda - osserva il delegato per i rapporti con le imprese dell'Unibo Claudio Melchiorri, specializzato nella robotica -. L'Università cerca di essere al passo con le evoluzioni dell'Intelligenza artificiale, ma va anche detto che chi oggi frequenta i corsi dovrà misurarsi con tecnologie che ancora neppure esistono. Un esempio? Forse un giorno vedremo packaging su misura per il consumatore, ad esempio confezioni di medicinali modellate sulle necessità dell'acquirente”.
La legislazione non sempre corre alla stessa velocità della tecnologia. Ad oggi "il comparto del packaging è tra i più normati al mondo - fa norare Gian Paolo Crasta, direttore generale di Ucima - talvolta, in particolare a livello Ue, in maniera che non semplifica le cose per i consumatori. Un esempio è l'utilizzo della parola plastica, che andrebbe abolita, in quanto si riferisce a una galassia di materiali completamente differenti gli uni dagli altri”.
Ad essere invece tutta italiana è la filiera del packaging, evidenzia Carolina Leonetti direttrice export credit e finanza agevolata di Simest: "Le barriere alzate dagli Stati Uniti influiranno positivamente sulla diversificazione, ad esempio in direzione del mercato indiano». Eppure sul settore gravano ancora scetticismi, fa notare Roberto Righetti, direttore di Art-Er: “L'Italia è già oggi uno dei paesi che differenzia di più. Senza gli imballaggi non sarebbe esistita la globalizzazione. Questo è un settore che innova, che rilascia brevetti a ciclo continuo”.
Sul palco salgono poi l'europarlamentare Stefano Cavedagna e il presidente dell'assemblea legislativa dell'Emilia Romagna Maurizio Fabbri: entrambi hanno evidenziato l'importanza del tessuto industriale locale del packaging, che esporta i suoi prodotti in tutto il mondo a partire da imprese che hanno sede spesso in piccoli comuni, anche sull'Appennino.
