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Wiafe e Fabbri, il futuro è nelle loro mani

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25.02.2026

Hanno rispettivamente diciassette e sedici anni (beati loro, per altro) e il palcoscenico, ben presto, sarà tutto loro. Samuel Wiafe e Tito Fabbri sono il futuro e dietro di loro c’è pure una bella banda di ragazzi guidati dal solito Paolo Mandelli, ora terzi in classifica ad un solo punto dal secondo posto e a cinque dalla vetta del campionato di Primavera 2. E quando si racconta che il Modena, oltre alla prima squadra, ha lavorato con passione a tutto ciò che ruota intorno a quell’orbita, non lo si dice per semplice retorica. È la verità.

Sin dal ritorno in serie B e ancor prima dopo il fallimento, chiunque sia passato dalla scrivania del responsabile del settore giovanile diceva con estrema sincerità che ci sarebbero voluti una decina di anni, più o meno, per ricostruire una "cantera" degna di questo nome. E coi tempi, ci siamo. Con investimenti e crescita, pure. Wiafe e Fabbri sono esempi, anche differenti se vogliamo. Il primo è un prodotto totalmente modenese, al suo arrivo in Italia nel 2020 dal Ghana gioca con la Cittadella Vis Modena e dal 2022 passa al Modena. È nell’under 15 di Mirco Martinelli che si mette immediatamente in mostra, quella squadra raggiunse lo storico risultato del playoff nazionale giocato al Braglia contro il Milan. In Primavera è a quota 8 reti da mezzala di inserimento e il Modena in lui ha visto un ragazzo di inserire in prima squadra non solo ora ma soprattutto dal prossimo anno. La nazionale lo ha convocato lo scorso anno e in una recente intervista a "Futuro Gialloblù" diceva: "Vorrei tornare a giocare in Nazionale di nuovo e vincere il campionato in Primavera. Alla prima squadra penso sempre, è un sogno arrivare alla maglia del Modena". Tito Fabbri è arrivato in canarino in estate ma i primi passi da piccolo li ha mossi alla World Child San Faustino. Inizia relativamente tardi ma in un batter d’occhio viene notato da tutti, nazionale compresa. Dopo la convocazione di domenica a Castellammare ha scritto: "Venire qui con la prima squadra a 16 anni è stata un’emozione unica. Utilizzerò questa esperienza come rampa di lancia e motivo per spingere ancor di più". Andava allo stadio da piccolo, coltivava anche lui quel sogno. Vedeva Gerli e Magnino come idoli, il più presto possibile vorrebbe trovarsi anche lui al Braglia. Giocatore di ottima tecnica, anche lui con Mandelli sta crescendo in maniera vertiginosa. Il futuro è vostro, ragazzi. Ed è iniziato proprio ora.


© il Resto del Carlino