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Marianna Pietropolli, morta dopo un volo dal quarto piano: era uscita da un appartamento occupato dal papà di Gino Panaiia

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25.02.2026

Il palazzo teatro della tragedia; nel riquadro, Gino Panaiia

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Milano, 25 febbraio 2026 – I segni neri sulla grondaia grigia. A terra, una chiazza scura: l’impronta che resta di un corpo precipitato dal quarto piano. Il volo di oltre 10 metri non ha lasciato scampo a Marianna Pietropolli, di 31 anni: è morta sul colpo. Inutili i tentativi di soccorso degli operatori del 118 intervenuti all’una di ieri notte in via Depretis 69, al quartiere Sant’Ambrogio II, in zona Barona. Una morte misteriosa.

Le tracce lasciate sul canale di scolo lungo la facciata, delle lunghe scie, lasciano pensare che la donna abbia cercato di scendere dalla grondaia provando a fare presa anche con i piedi ma che sia scivolata atterrando sull’asfalto del cortile, nella parte esterna del caseggiato, condominio misto in un quartiere popolare, su cui si affacciano i box e dove sono allineati i parcheggi.

A pochi metri, la strada. Immediato l’arrivo dei soccorsi Areu e dei carabinieri che ora stanno indagando sul mistero. L’ipotesi è che la donna sia caduta durante un tentativo di fuga: sarebbe uscita da una finestra riuscendo ad aggrapparsi al canale di scolo di fianco senza tuttavia riuscire a restarvi ancorata né a scendere, cadendo a un certo punto nel vuoto. Ma perché scappare?

Il contesto non è chiaro. Al momento si sa che la 31enne, di origine brasiliana ma cresciuta in Italia, viveva a Settimo Milanese con la famiglia che ne aveva denunciato la scomparsa lo scorso 30 gennaio (così come altre volte in passato), e che in via Depretis 69 era ospite insieme al suo compagno, italiano 49enne in quel momento non in casa, in un alloggio del quarto piano di proprietà Aler occupato da un uomo che non si sarebbe accorto del volo.

Dai primi rilievi non è emerso nulla che faccia pensare a una ipotetica spinta da parte di qualcuno. Dalle testimonianze e dalle voci raccolte in zona, sembrerebbe piuttosto che la donna fosse impaurita (da indiscrezioni, pare che in passato il suo compagno cercasse di controllarla anche a distanza) e che per questo abbia cercato di scappare. Rimettendoci la vita.

Adesso quell’appartamento è sotto sequestro, mentre sono in corso le indagini dei carabinieri di Porta Magenta per ricostruire l’accaduto, cercando eventuali immagini registrate da telecamere in zona o nel palazzo e ascoltando le testimonianze dei vicini. Chi occupava, quell’alloggio al quarto piano? Stando a quanto risulta al Giorno, all’interno c’era Cosimo Panaiia, 63enne. Un cognome che riporta a un fatto di cronaca di novembre 2024: la tragedia di Gino Panaiia, il 25enne scomparso a Zibido San Giacomo la notte di Halloween del 2024 e ritrovato morto, annegato nel Naviglio Pavese, sei giorni dopo. Era figlio di Cosimo. I vicini raccontano che mesi fa quell’appartamento era stato sgomberato e protetto da una lastra.

«Ma un paio di giorni dopo è tornato a essere abitato da Cosimo», abusivamente. Dall’esterno, la porta ora sbarrata da scotch e nastri di plastica dei sigilli non sembra essere chiusa a chiave.

E gli ’ospiti’? Nella palazzina del civico 69 c’è chi racconta di aver visto la 31enne «solo qualche volta» nell’ultimo mese. Altri invece sostengono di non conoscerla ma di aver incrociato invece il suo compagno. Entrambi sarebbero stati ospitati nell’alloggio del quarto piano, occupato.

Nessuno riferisce di aver sentito litigi o urla né ieri notte e né nelle ultime settimane. «Sono stati i carabinieri a svegliarci», dice un vicino. «Io mi sono accorto di quello che era successo solo affacciandomi alla finestra», continua un altro. Ma dietro quella ’tentata fuga’ che è stata fatale per Marianna Pietropolli, si nasconde sicuramente qualcosa.

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