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Diritto allo studio: “Nell’Isee i soldi che non posso usare. Così io, vedova e madre di una 16enne, esclusa dalla Dote Scuola”

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Rossella Rota, insegnante di scuola elementare e madre (sola) di due figlie

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Milano, 26 marzo 2026 – Quei soldi li ha messi da parte la nonna per sua nipote, perché potesse pagarsi l’università una volta diventata adulta. Lì li ha messi la nonna e lì devono restare fino a quando la nipote non compirà 18 anni.

Nessuno può toccarli prima di allora: si tratta, per l’esattezza, di un conto con vincolo pupillare. E così sta andando:n essuno li ha toccati perché la ragazza, la nipote, ha ancora soltanto 16 anni. Nonostante questo, quei soldi vengono comunque inclusi nel calcolo del reddito Isee, contribuiscono a determinarlo, e così stanno impedendo alla madre della ragazza, Rossella Rota, di beneficiare di una misura che, ironia amara della sorte, ha molto a che fare con gli studi della figlia e, in generale, con il sostegno al diritto allo studio: la Dote Scuola, una misura con la quale Regione Lombardia riconosce alle famiglie un contributo economico per abbattere la spesa per l’acquisto di materiale scolastico, a partire dai libri di testo.

Da qui la doppia richiesta di questa madre: “Lo Stato riveda questa scelta perché non ha alcun senso che i soldi custoditi in un conto pupillare siano conteggiati nell’Isee. Nel frattempo il Ministero dell’Istruzione e la Regione provvedano perlomeno ad alzare la soglia entro la quale si può beneficiare della Dote Scuola perché chi si trova nelle mie stesse condizioni non può rimanerne escluso”. Rota è una madre sola, ha perso il marito dieci anni fa, è un’insegnante di scuola primaria, ha due figlie e riassume il suo stile di vita come segue: “Quello che compro per mia figlia, non compro per me”.

“La Dote Scuola – dettaglia Rota – viene riconosciuta a chi abbia un reddito Isee non superiore ai 15.748,78 euro. Ironia della sorte ho scoperto che io supero questa soglia, arrivo cioè a 17mila euro di reddito Isee, perché mia figlia ha un conto pupillare creato e finanziato negli anni da sua nonna proprio per aiutarla negli studi. Da quel conto, però, non si può attingere neanche un euro fino a quando mia figlia non avrà compiuto 18 anni. Oggi mia figlia ne ha 16, frequenta il terzo anno del liceo classico ed io, da madre sola con uno stipendio da insegnante di scuola primaria, faccio i salti mortali per riuscire a garantirle la possibilità di studiare, di imparare una lingua, di apprendere competenze che possano esserle utili un domani per realizzarsi. Non sto chiedendo di utilizzare quei soldi prima del tempo, ovviamente. Sto chiedendo che quei soldi non diventino un ostacolo, l’ennesimo, in un Paese che non aiuta abbastanza le famiglie come la mia. Sto chiedendo che non siano conteggiati nell’Isee e che il Ministero dell’Istruzione e la Regione rivedano al rialzo la soglia di reddito per poter beneficiare della Dote Scuola, che per me rappresenta un aiuto concreto per gli studi di mia figlia, che, peraltro, è ancora nella fascia dell’obbligatorietà”.

L’importanza della misura è restituita da un fatto che si ripete ogni anno: la platea di coloro che fanno domanda è significativamente più ampia di quella che le risorse stanziate riescono a soddisfare. Da qui i rifinanziamenti decisi in questi anni dalla Regione. “Vorrei riportare con trasparenza la mia situazione – spiega questa madre – per far capire come non si chieda nulla di eccezionale o di non dovuto e per sollecitare le istituzioni a fare inconti con uno spaccato di realtà che non sempre si ha presente, a dedicare attenzione e risorse anche alle famiglie come la mia, alle madri sole. Io ho un solo paio di scarpe. Quello che compro per mia figlia, non compro per me. Quest’estate mando mia figlia in vacanza studio ad Atene, perché facendo il classico, vuole andare in Grecia. Ma ci andrà con ‘Inpsieme’, tradotto: con soldi miei che Inps mi restituirà solo ad ottobre e solo in parte, in base, di nuovo, al mio reddito Isee e al tetto di speso deciso dai nostri governanti, che rimane sempre uguale mentre i costi dei tour operator, i costi per spostarsi e per viaggiare, aumentano. Ovviamente io passerò l’estate a boccheggiare a Milano, ma almeno la vacanza studio a mia figlia riesco a garantirla. Vado avanti facendo del mio meglio per risparmiare e mettere quello che ho a disposizione delle mie figlie. Quindicimila euro e poco più di tetto Isee sono essere davvero pochi per una misura di sostegno alla studio”.

Quel che si dice, in sintesi, uno spaccato del Paese reale. Proprio ieri la Regione ha ufficializzato l’avvio, i tempi e numeri della misura dalla quale Rota è esclusa. “Per la Dote Scuola-componente Materiale Didattico l’investimento totale di Regione Lombardia è di oltre 15 milioni di euro – si legge nella nota diramata da Palazzo Lombardia –, a cui si aggiungeranno le risorse statali trasferite con specifici decreti ministeriali, per garantire il contributo a tutti gli studenti aventi diritto, secondo la soglia Isee fissata dal Ministero dell’Istruzione e del Merito”.

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