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La Lombardia e l’oro della montagna, tra sci, affari e lavoro: “Senza sarebbe crisi”

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14.03.2026

Massimo Fossati vicepresidente Anef nazionale Associazione esercenti funiviari In Lombardia sono 39 i gestori di impianti di risalita

Per approfondire:

Articolo: Poca neve ma una pioggia di soldi pubblici: 260 milioni per salvare lo sci in LombardiaArticolo: Sciare senza barriere è possibile. Due comprensori fanno da apripistaArticolo: Un inverno a sorpresa. È il terzo più caldo degli ultimi 35 anni

Milano – Cinque milioni e mezzo di sciatori complessivi, una media di quasi 5 giorni di soggiorno ciascuno, una spesa media di 118 euro a testa per 633 milioni complessivi, più mezzo miliardo di euro di indotto. E ancora: quasi 9mila lavoratori, il 42% dei quali giovani e il 46% donne; un gettito fiscale di 45 milioni di euro, di cui 4 e mezzo nelle casse dei comuni. È l’altra faccia della medaglia dello sci in Lombardia. La mostrano i gestori lombardi delle 39 società di gestione degli impianti di risalita, in risposta agli ambientalisti di Legambiente, che anche nell’ultimo rapporto “Nevediversa“ sul turismo invernale evidenziano invece gli aspetti negativi di un settore a cui vengono destinati 260 milioni di euro soldi pubblici. 

Massimo Fossati

La posizione di Fossati (Anef) 

“Gli impianti di risalita non producono valore solo attraverso la vendita degli skipass – spiega Massimo Fossati, vicepresidente di Anef nazionale, Associazione esercenti funiviari –. Attorno allo sci ruota un’intera filiera economica che coinvolge alberghi, rifugi, ristoranti, scuole di sci, noleggi, trasporti locali, commercio e servizi turistici. Numerose analisi economiche parlano di un forte effetto moltiplicatore del turismo invernale: ogni euro speso direttamente nello sci genera una ricaduta molto più ampia sull’economia del territorio, fino a otto euro”.

Il turismo invernale 

Bilanci e fatturati insomma non rivelano tutto, come non ci si può limitare solo a considerare i 900 chilometri di piste da sci, i 310 impianti di risalita, i 2 milioni e mezzo di skipass venduti, i 5 milioni di primi ingressi, che pure già esprimono perché il turismo invernale rappresenti sia una delle principali leve economiche per molte aree montane. “C’è infatti da considerare anche il ruolo sociale degli impianti di risalita – prosegue Massimo Fossati –. In molte vallate alpine e prealpine lo sci rappresenta uno dei principali motori economici locali. Attorno alla stagione invernale ruotano migliaia di posti di lavoro diretti e indiretti e un tessuto di imprese turistiche che consente a molte comunità montane di mantenere servizi, occupazione e popolazione residente. Senza questa economia, molte aree montane rischierebbero un rapido impoverimento economico e un ulteriore spopolamento”.

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