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Nuova legge elettorale, il campo largo all’attacco: “Il centrodestra la usa per bloccare il referendum”

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02.03.2026

La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte

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Roma – “Hanno capito che stanno andando sotto e usano la legge elettorale per bloccare il referendum”. Nelle parole del deputato pentastellato Francesco Silvestri c’è la sintesi dell’approccio univoco dell’opposizione di centrosinistra rispetto alla proposta di modifica delle regole di voto depositata giovedì alla Camera della maggioranza. “Neanche ci siamo sentiti”, chiosa Silvestri. Ma lo stesso concetto era stato espresso l’altro ieri da Nicola Fratoianni per Avs, poi da Maria Elena Boschi per Italia viva e risuona nelle posizioni espresse dalla segretaria del Pd Elly Schlein, secondo cui “il governo accelera per paura di perdere il referendum”.

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Tutto fondato. Così com’è vero che – al netto delle riserve tecniche sulle sproporzioni del premio, le contraddizioni dell’eventuale ballottaggio e delle preferenze che tutti invocano, ma nessuno vuole – la riforma elettorale su base proporzionale con vincolo di coalizione e indicazione della premiership nel programma in fin dei conti ce va bene”, come confida l’idioma romanesco di un parlamentare dem. Certo, la risoluzione del problema della selezione della candidatura a premier “creerà problemi coi 5 Stelle”. Ma è esattamente la direzione in cui si muove il Nazareno: vincolo di coalizione, indicazione della/del premier, premio di maggioranza; seppur non nelle proporzioni previste nella proposta di maggioranza.

La premier Giorgia Meloni

Sono quindi due i piani del ragionamento e l’iniziativa politica del centrosinistra. Il primo, di metodo non meno che di sostanza, riguarda i tempi dell’iniziativa del centrodestra e il referendum: che resta la bussola unica e sola dell’impegno, considerati i segnali di rimonta del No, la cui eventuale vittoria metterebbe in crisi gli altri progetti di riforma della maggioranza, dischiudendo qualche possibilità di rivincita per il campo largo. Il secondo, di merito, riguarda i contenuti della riforma: deprecata anche nella sostanza, in quanto il centrosinistra unito nei collegi uninominali sarebbe competitivo – e ancor più se il centrodestra si trovasse a scontare la concorrenza di Futuro Nazionale, come rileva la sindaca di Genova Silvia Salis definendo “lodo Vannacci” –, ma che in linea generale è affatto consona alla linea “testardamente unitaria” perseguita dalla segreteria Schlein.

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La parola d’ordine, perciò, è continuare a battere indefessamente sul No al referendum, inserendo anche la proposta di riforma elettorale nel contesto delle intenzioni dispotiche rimproverate al centrodestra, tanto nei riguardi della magistratura sulla cui indipendenza vorrebbe esercitare il controllo, quanto in ambito parlamentare. L’Istituto Cattaneo, del resto, presentando uno studio in base al quale ogni simulazione alla stato attuale risulta “altamente aleatoria”, rileva altresì che “una coalizione che vince con il 47% dei voti può ottenere circa il 59% dei seggi”, che consentirebbe “non solo di adottare decisioni di rango costituzionale, ma anche di eleggere il presidente della Repubblica senza bisogno di cercare convergenze nel fronte opposto”.

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D’altro canto, “il messaggio subliminale” tramesso dalla presentazione della riforma elettorale secondo i parlamentari dell’opposizione è che la maggioranza “è pronta a votare”, anche se al voto mancherebbe più di un anno. E ciò induce invece il sospetto che in caso di sconfitta nelle urne referendaria il centrodestra possa avere tutto l’interesse ad accelerare il ritorno alle urne già nel prossimo autunno, invece che rimanere a languire in un finale di legislatura in cui sarebbe difficile portare a termine altri progetti di riforma come il premierato caro a Giorgia Meloni e l’autonomia differenziata che preme a una Lega in crisi nei sondaggi.

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