Rider e caporalato, anche in Deliveroo “paghe da fame”. L’inchiesta di allarga: controllate sette grandi società clienti
Protesta di rider in piazza Duomo
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Milano – La Procura ha acceso un faro sul mondo della gig-economy, sui nuovi modelli di caporalato digitale, lavori gestiti su piattaforme e da algoritmi di assegnazione. Sono le nuove forme di povertà quelle su cui indaga la procura, modelli che di nuovo hanno la tecnologia, di vecchio la sostanza: sfruttamento, paghe da fame in contrasto innanzitutto con l’articolo 36 della Costituzione perché non garantiscono dignità e libertà, oltre alla violazione della contrattazione collettiva.
Se poco più di due settimane fa, nel mirino era finita Foodinho-Glovo, ieri, in via d’urgenza, il pm Paolo Storari ha disposto il controllo giudiziario di Deliveroo Italy, filiale di un altro colosso delle consegne di cibo, sempre per caporalato.
Le parole del provvedimento
“Ai rider, tremila nella provincia di Milano e ventimila in tutta Italia - si legge nell’imputazione a carico dell’amministratore Andrea Giuseppe Zocchi (è iscritta anche la srl) - sarebbero state corrisposte paghe in alcuni casi inferiori fino a circa il 90% rispetto alla soglia di povertà e alla contrattazione collettiva”.
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"Deliveroo e il suo amministratore - così nelle sessanta pagine del provvedimento - avrebbero adottato una politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità”. E ancora: “Lo sfruttamento lavorativo - scrive il pm Storari sulla base degli accertamenti dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro - viene perpetrato da anni". Una situazione di illegalità che per la procura diretta da Marcello Viola, deve “cessare al più presto”. Da qui la nomina dell’amministratore giudiziario Massimiliano Poppi per Deliveroo Italy, affinché “proceda alla regolarizzazione dei lavoratori”.
A raccontare meglio di ogni altra tecnicalità, la situazione in cui lavorano e, quindi, vivono i rider sono le loro testimonianze raccolte nelle carte. “L’accesso al lavoro – racconta Niazi P. - avviene attraverso login alla piattaforma, una volta collegato, resto in attesa delle consegne, lavoro sette giorni su sette per una media di 11 ore al giorno, ne faccio almeno 15 nelle ore pasti per 3,4 euro l’ora”. C’è chi percorre anche 100-150 chilometri al giorno con la bicicletta elettrica, per compensi che calcola l’algoritmo e superano i 3.75 euro solo nei giorni festivi, come Amad S. che racconta: “guadagno circa di 1.000 euro al mese, ma ho bisogno di lavorare, quindi accetto tutte le consegne anche nei luoghi più lontani”.
L’inchiesta di allarga
La società, in una nota, fa sapere che sta “esaminando la documentazione ricevuta dalle Autorità e sta collaborando alle indagini”. Nel frattempo, l’inchiesta si allarga ancora. Il pm ha inviato i carabinieri dell’ispettorato del Lavoro, nelle sedi di sette società clienti: Mc Donald’s Italia, Burger King Restaurants Italia, Esselunga, Carrefour, Crai Secom, Poke House e Kfc. Tutte non indagate, al momento, ma che risultano “in rapporti contrattuali” con Deliveroo e che “si avvalgono dei medesimi rider per effettuare le consegne", le indagini si concentrano sui modelli di organizzazione e sui sistemi di controllo interni per verificare se sono idonei ad impedire lo sfruttamento.
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