Caso Cinturrino, trasferito il dirigente di Mecenate. Al setaccio le operazioni dell’agente che ha ucciso Mansouri
Carmelo Cinturrino durante un controllo al Corvetto
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Un cambio al vertice necessario per fare chiarezza
Il dirigente è stato messo a disposizione della Questura, ma resterà a Milano. Già avviato l’iter per la nomina del successore che il questore Bruno Megale formalizzerà nei prossimi giorni. Non una “punizione“, ma un cambio della guardia indispensabile in un momento come questo, a indagini in corso, in cui c’è bisogno di chiarezza ed oggettività sulla ricostruzione di come andavano le cose all’interno del commissariato.
Le indagini sul modus operandi di Cinturrino
Si stanno convocando a tappeto persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con il 41enne ora a San Vittore. Non solo tossicodipendenti e spacciatori da lui arrestati, ma anche chi lo ha "incrociato" durante le operazioni antidroga su cui ora si sta scavando. Quattro persone sono state convocate in Procura negli ultimi due giorni. Dopo le confessioni dei colleghi di Cinturrino, sono stati raccolti e si proseguirà a raccogliere elementi, di cui poi si dovranno trovare i riscontri. Si è a caccia, per esempio, di immagini come il video del pestaggio di un disabile, di cui si è parlato, o di una presunto indebito sequestro di soldi.
E poi ci saranno da incrociare i racconti, magari alcuni da "cristallizzare" con un incidente probatorio, e saranno da valutare anche alla luce di verifiche tecnico-scientifiche. Inoltre si vuole appurare se, eventualmente, Cinturrino abbia avuto complici o coperture al commissariato Mecenate dove lavorava.
La richiesta di arresti domiciliari
Intanto il prossimo 9 marzo, il Tribunale del Riesame ha fissato l’udienza in cui i nuovi difensori, Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, discuteranno la richiesta degli arresti domiciliari per Cinturrino, che ancora ieri, a colloquio con i legali, ha respinto ogni accusa come quella che ha definito una "infamia" e che gli ha attribuito presunte richieste di "pizzo, soldi e droga", agli spacciatori per lasciarli lavorare indisturbati. Come è stato riferito, durante l’incontro, ha affermato: "tutto ciò è fango per screditarmi". Riguardo alla morte del 28enne, i due avvocati in una nota hanno ripetuto che "si è trattato, all’evidenza, di una tragedia che coinvolge tutti" perché il loro assistito non aveva alcuna intenzione di uccidere.
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