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L’alluce "nero” e lo smartphone: la pista (concreta) dell’errore umano che spiega il deragliamento del tram 9. Sequestrate le scarpe del conducente

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05.03.2026

L'incidente avvenuto nel pomeriggio di venerdì 27 febbraio ha provocato due morti e una cinquantina di feriti

Per approfondire:

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Milano, 5 marzo 2026 – L’autista del tram deragliato venerdì scorso in viale Vittorio Veneto è ancora troppo “provato” per essere sentito dalla Procura. Di certo c’è, stando alle dichiarazioni del suo legale Benedetto Tusa, che Pietro M., nel corso della prima visita, ha sostenuto e ripetuto di aver avuto un malore e che questo sarebbe stato causato dalla botta presa al piede sinistro mentre stava caricando una carrozzina sul mezzo pubblico. La polizia locale, quindi, delegata dalla Procura, ha sequestrato mercoledì sera le scarpe indossate dal conducente il giorno della tragedia. Nell’incidente sono morti due passeggeri e 54 sono rimasti feriti: il sessantenne è indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose. 

L'inchiesta su cause e responsabilità del deragliamento sarà particolarmente lunga e complessa

Le scarpe sequestrate 

L’acquisizione delle calzature, necessaria per verificare eventuali segni della sedia a rotelle contro cui avrebbe sbattuto nel primo pomeriggio del 27 febbraio, è avvenuto dopo un accertamento medico sul piede del conducente. L’esito ha appurato una contusione all’alluce, diventato "nero” per via di un ematoma; per la botta sarebbe saltata pure l’unghia. Inoltre sono state acquisite le cartelle cliniche relative al ricovero in ospedale del sessantenne, dimesso con una prognosi di dieci giorni per sincope vasovagale e trauma cranico.

L’occhio elettronico 

In merito, invece, all’analisi delle immagini scaricate dalle varie telecamere interne ed esterne al tram, c’è anche quella che inquadra il tranviere, che però, per via delle norme che tutelano i lavoratori, non può registrare mentre una persona è in servizio se non in casi eccezionali; l’occhio elettronico si sarebbe attivato solo dopo l’urto, registrando quindi filmati non utili all’inchiesta. Oggi è stata sentita Flores Calderon, la compagna di Ferdinando Favia, una delle due vittime, che ha affermato di aver avuto l’impressione che il tram stesse andando “troppo veloce”.  

Il ristorante sventrato dal tram in viale Vittorio Veneto

La testimonianza cruciale 

"Una velocità fortissima – ha affermato prima di mettere a verbale la sua versione dei fatti negli uffici di via Custodi della polizia locale – e subito abbiamo visto tutti andare di qua e di là. Meno male che Rudy (Favia, ndr) mi ha sostenuto, ho perso conoscenza, perché forse ho preso un colpo e poi non mi ricordo”. E ancora: “Non è possibile che nel 2026 succeda su un tram nuovo. È una cosa veramente grave, non è possibile”, ha aggiunto Calderon, spiegando di sentirsi “ancora male”. Oggi sono in programma le autopsie sui corpi di Favia e del quarantanovenne nigeriano Okon Johnson Lucky, entrambi sbalzati fuori dal 9 prima dell’impatto con un palazzo. 

Il 59enne Ferdinando Favia, commerciante di Vigevano, morto travolto dal tram a Milano

L’analisi della scatola nera  

I prossimi passi dell’inchiesta dei pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara, che stanno coordinando il lavoro degli agenti guidati dal comandante Gianluca Mirabelli, sono legati all’analisi della scatola nera del Tramlink e dello smartphone di Pietro M. Le ipotesi più probabili, al momento, restano due: il mancamento o una distrazione. Quindi un errore umano, al netto della causa, che avrebbe provocato la mancata decelerazione prima della fermata, la non attivazione dello scambio e la fuoriuscita dai binari.

Approfondisci:

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Stando a quanto risulta, il tranviere non ha allertato la centrale operativa Atm del dolore crescente che poi avrebbe generato la perdita di coscienza ("Ho visto tutto nero”), ma gli investigatori faranno accertamenti su una telefonata che il conducente avrebbe effettuato dopo l’impatto col suo cellulare e su quelle che potrebbe aver fatto prima. 

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