Laveno Mombello, il rogo che cova sotto la cenere: ansia per i focolai sommersi
Il fronte dell'incendio visto dal Sasso del Ferro
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SeguiciLaveno Mombello, 7 aprile 2026 – È iniziato nel pomeriggio di sabato 4 aprile, con un primo focolaio che in poche ore si è trasformato in un fronte di fuoco capace di divorare ettari di bosco sopra Laveno, spingendosi verso la zona dei Pizzoni e costringendo a una mobilitazione straordinaria di uomini e mezzi.
Da allora, sono state giornate e notti senza tregua per vigili del fuoco, volontari antincendio e protezione civile, supportati da elicotteri e Canadair. Nella giornata di Pasqua il rogo ha raggiunto la sua massima intensità, alimentato dal vento e dalla vegetazione secca.
Le immagini dei focolai visibili anche a distanza, nella notte, hanno restituito la dimensione drammatica dell’accaduto: lingue di fuoco in quota, lontane dalle abitazioni ma in grado di mettere in allerta l’intero territorio. Una prima stima parla di circa 20 ettari di bosco andati in fumo. Alle 20 di domenica il Comune ha comunicato che l’incendio risultava sotto controllo, pur con la presenza di diversi focolai attivi nella parte sommitale della montagna.
La situazione
Una tregua solo apparente, perché la complessità dell’area e le difficoltà di accesso rendono ogni operazione estremamente delicata. Ieri alle 7 si è tenuto un primo briefing operativo per fare il punto della situazione: restano focolai residui in quota, lontani dai centri abitati ma ancora pericolosi.
Elicotteri in azione per gettare acqua sul fronte dell'incendio
Subito dopo, nella Sala Operativa allestita a Cuveglio, si è svolto un nuovo incontro con il direttore delle operazioni di spegnimento.
"Stiamo operando fin dalle prime ore del mattino – ha spiegato il vicesindaco Fabio Bardelli – Nell’ulteriore briefing si è deciso di operare con due squadre a terra e una impegnata nella realizzazione di una linea tagliafuoco per isolare l’incendio. Purtroppo ci sono focolai in aree estremamente impervie in cui non si riesce fisicamente ad arrivare”.
Le operazioni dall’alto
Determinante il supporto dei mezzi aerei, i canadair, l’intervento dell’elicottero regionale e l’arrivo di un secondo velivolo, mentre nella notte i vigili del fuoco hanno utilizzato droni con termocamere per individuare i punti caldi ancora attivi.
Se da un lato le autorità rassicurano sul fatto che le abitazioni risultano tutte in sicurezza e costantemente presidiate, anche se un paio di famiglie sono state evacuate. Resta alta la preoccupazione per i cosiddetti focolai sommersi: braci e punti caldi nascosti sotto la vegetazione che potrebbero riattivarsi improvvisamente.
Per questo resta in vigore il divieto di transito lungo via Monteggia, dalla frazione Brenna, e lungo la mulattiera Monteggia–Casere. La fase di bonifica sarà lunga e complessa. Perché, anche quando le fiamme si spengono, il rischio non è mai davvero finito.
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