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Il virus del sospetto

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24.05.2026

Oddio, ricominciamo. Non con il virus, speriamo. Ricominciamo con il pensiero, che è peggio, perché entra in casa, si siede sul divano e non se ne va più. Il sito del Figaro, che è un quotidiano serio, apriva con l'hantavirus: un nuovo caso, confermato tra l'equipaggio della Hondius, gente che pareva sana come un merluzzo del Baltico. Stavano a Tenerife, subito rispediti in Olanda. È bastato questo. La memoria si è rimessa in moto da sola, come un vecchio motore che non aspettava altro.

Noi facciamo finta di guardare i numeri. Undici casi. Tre morti. Centoventi persone in osservazione. Ma in realtà guardiamo un'altra cosa. Guardiamo il primo. Anzi, per non spaventarci, i virologi lo chiamano Zero. Caso Zero. Che è un trucco per non dire: il disgraziato Numero Uno.

Me lo ricordo, il Signor Zero. Aria di uomo simpatico, lo studioso col cannocchiale in vacanza con Poirot. Era, anzi fu, un ornitologo dei Paesi Bassi. Leo Schilperoord non cercava petrolio, non provocava guerre, non si sporgeva sugli abissi per rubare l'oro ai nativi. Rincorreva uccelli, absit iniuria verbis, senza strappargli neppure una piuma. Era in Patagonia per osservare i rapaci che si nutrono di carcasse, i condor, i caracara. È finito in una discarica vicino a Ushuaia........

© Il Giornale