Boris Johnson a Link Media Festival: «Trump ha sbagliato, ma l’Ue non lo isoli»
Platea del Rossetti piena per ascoltare le parole dell’esuberante ex primo ministro inglese Boris Johnson, grande sponsor della Brexit e leader del Paese ai tempi del Covid. È stato intervistato dall’editorialista dei quotidiani del Gruppo Nem Marco Zatterin, amico di lunga data di Johnson, da quando entrambi erano corrispondenti da Bruxelles.
Il colloquio pubblico è avvenuto nella cornice di Link Media Festival, la kermesse del giornalismo di Trieste promossa da Gruppo Nem, Il Piccolo e IlNordEst.it.
Riportiamo qui ampi stralci della conversazione, che si può vedere in streaming in versione integrale qui sotto
Boris, il cancelliere tedesco Merz ha detto che l’ordine mondiale come lo conoscevamo è finito e che il mondo è in guerra. Sei d’accordo?
«Beh, non sono pessimista quanto il cancelliere. Ma fammi dire prima che sono onorato di essere intervistato da te, oltretutto sei uno dei maggiori esperti di Sherlock Holmes. La situazione, amici miei, è difficile: il nostro alleato più importante – sia per l’Italia sia per il Regno Unito – ha chiaramente commesso un errore».
«Gli Stati Uniti sono in grande difficoltà nel Golfo perché non hanno calcolato che gli iraniani avrebbero chiuso lo stretto di Hormuz. E non so perché. Se fossi stato io primo ministro non sarebbe mai successo. Com’è possibile che gli Usa abbiano pensato che potevano bombardare gli iraniani senza che loro poi chiudessero lo stretto?»
Trump ha detto che sono dei «pazzi bastardi che hanno la bomba»...
«Ora il problema per il premier britannico Keir Starmer, per Giorgia Meloni, per tutti noi è: cosa si fa quando il capitano della tua squadra – la posizione degli USA, che ci piaccia o no – compie un grave errore? Stai a guardare e dici: “È la tua guerra, non è un problema nostro”, come fa l’Europa?».
È vero, è la guerra degli Usa.
«Certo, noi avremmo agito in un altro modo. Poteva anche essere una buona idea provare a ridurre le capacità militari dell’Iran. Ma, è evidente, l’attacco frontale non è una strategia di buon senso, non sta funzionando».
L’Europa che deve fare?
«Per me la psicologia sta vincendo sulla politica. Tutti si sono ammalati di una “Trump derangement syndrome” (sindrome da impazzimento per Trump, espressione usata soprattutto dai suoi fan per indicare chi critica eccessivamente il presidente Usa, al punto da raggiungere la paranoia, ndr) e non vedono più la realtà fattuale. Che invece è: lo stretto di Hormuz è chiuso, passa solo il 10% del traffico. C’è uno choc petrolifero. Le conseguenze economiche impoveriranno i cittadini del mio Paese. E ci sono dei negoziati a Islamabad, dove l’America è isolata. Ma penso che l’America sarebbe in una posizione più forte, e con lei il mondo intero, se non lo fosse, se i suoi alleati europei dicessero che sostengono l’America nel suo tentativo di riaprire lo stretto di Hormuz. È possibile trovare una via d’uscita, ma non........
