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Calavano reti per pescare nell'area marina protetta

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Dopo l'episodio simile dei giorni scorsi a Trentaremi, sventata un'altra battuta illegale dei pescatori di frodo. Iniziativa di Capitaneria di Porto e Procura

I pescatori di frodo individuati con le speciali telecamere notturne

Sono stati sorpresi dalla Guardia Costiera mentre stavano calando in mare dalla barca le reti all’interno dell’area marina protetta della Gaiola, che è situata lungo la costa di Posillipo e dove la pesca, sia quella professionale, sia quella amatoriale, è proibita. Due persone sono state per questo denunciate alla Procura della Repubblica di Napoli. Gli attrezzi da pesca sono stati sequestrati. 

«L’operazione è stata condotta – informa la Capitanea di Porto - a seguito di specifici appostamenti effettuati dalle motovedette, in coordinamento con il personale dell’Area Marina Protetta, che da tempo monitoravano l’area a causa di reiterate segnalazioni di attività illecite». L’episodio conferma che la Gaiola resta nel mirino dei pescatori di frodo. Solo pochi giorni fa nella baia di Trentaremi, che ricade nella zona B dell’area marina protetta, era stata individuata e rimossa una rete di oltre 200 metri. «Ancora una volta – dicono dal CSI Gaiola, che da molti anni gestisce il sito, affidato ad esso dopo la parentesi di Marevivo – sono state fondamentali le telecamere speciali a visione notturna del Parco, installate proprio per difedere l‘area da eventuali bracconieri che operano di notte». 

Nella rete erano rimasti intrappolati, secondo quanto riferisce il CSI Gaiola, diversi pesci: triglie, gallinelle, rombi, scorfani, saraghi e pesci pettine. Sul posto era intervenuta la Capitaneria d Porto. I volontari di Captain Paul Watson Foundation avevano collaborato alla individuazione e rimozione della rete. 

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20 aprile 2026 ( modifica il 20 aprile 2026 | 13:11)

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