Avanti, in attesa della campanella 2025/2026
L’anno scolastico volge verso il termine con chi non vede l’ora e chi trema per gli esami. Nonostante la stanchezza si profila un buon momento per fare dei bilanci. Burocratizzazione della scuola e passività nell’apprendimento. Poco allenamento? Più che la formazione, l’istruzione vive tempi serrati: R.E, molteplici attività progettuali e le carenze in ambito sociale. La scuola, quindi, ingloba più l’educazione e in parte il terzo spazio. Educere, tirare fuori. Formare davvero non è solo fare lezione. Stando al Sole24ore, emergono nella generazione precovid buchi nell’apprendimento. Mentre già serpeggia il discorso di un possibile lockdown Hantavirus (stanno diventando un po’ troppo frequenti questi discorsi emergenziali) ci si preoccupa dei possibili strascichi e ripercussioni educative. Ci si domanda, da una parte e l’altra (specialmente gli insegnanti), se si è sbagliato tutto? Si cerca di far valere, le proprie ragioni senza gridare. Nei docenti si rendono più necessarie passioni e un pizzico di follia per praticare il mestiere. Il ruolo determinante è sintonizzarsi alle classi entrando in relazioni ancor prima di spiegare la materia. Energia, passione e follia (il semplice concetto di empatia non basta): la cattedra deve diventare quasi un altare per arrivare al bersaglio. In caso contrario si lavorerà isolati. Per ciò che concerne i genitori, dovrebbero semplicemente esserci senza intervenire a ogni starnuto. Non sono questi i parametri della genitorialità, ma amarli e lasciarli a vivere la propria esistenza. Formare per le occasioni o più le lezioni in sé? Lo spunto viene da Massimo Recalcati su Orizzontiscuola e si rifà ai temi di un discorso in corso a Torino con PSI scuola. L’argomentazione di Recalcati verte sull’allargamento dei propri orizzonti: ascoltare gli insegnanti non è semplicemente lezione bensì un’esperienza fatta di luce che allarga gli orizzonti. La scuola diventa così come un contenitore che dà forma ai liquidi, e forma alla vita stessa. La scuola è banco di vita. Non dissimili le istanze di Luca Fantò, responsabile PSI scuola, la scuola serve a creare le competenze necessarie per realizzare le proprie aspirazioni e per contribuire allo sviluppo della società. “Scuola Grand Tour” (Maraio) sta portando avanti una campagna: sburocratizzazione della figura ‘docente’, lotta alla dispersione (i giovani devono sperimentare e andare altrove per opportunità non disperazione), inclusione, e valorizzazione di tutto il personale scolastico. In altre parole, fare bene scuola, in modo corretto e riconoscere (anche economicamente) il vero lavoro svolto da chi crea futuro. È un banco di dialogo aperto fra genitori e studenti. Docenti e cittadini. Tocca diverse tematiche quali: laicità, parità di genere, educazione civica e all’ affettività, rimozione degli ostacoli, riduzione numerica delle classi, e le maggiori risorse utili. La scuola deve formare sia alle sconfitte che ai traguardi. Lo studio deve tornare a far comprendere l’impegno del ‘non tutto a portata di click’. Non a caso da due anni la Spagna lotta nella scuola per valorizzare lettura e matematica. Due materie ‘impegnative’ per la generazione digitale che ha perso il senso critico dell’approccio allo studio. L’errore non è sempre errore, fa parte del processo di crescita. Anche per questo chiediamo scusa, è il riconoscimento dei confini individuali con ripercussioni altrui. Per approfondimenti circa la scuola vi sono le letture di San GB de La Salle. De La Salle (1651-1719) fondò le scuole moderne e una confraternita di religiosi di stampo ‘laico’. Le sue scuole crebbero e furono accessibili a tutti nella Francia elitaria dell’epoca. In fin dei conti, un forte capitalismo come stiamo vivendo ha molto in comune con l’Ancien Regime. La Salle era uno dei padri della scuola accessibile alle masse: lezioni in lingua e non in Latino, apertura delle aule per dare opportunità ai giovani poveri in modo che potessero trovare opportunità, alfabetizzazione della popolazione attraverso scuole serali per genitori operai, insegnamento dei mestieri dell’epoca e formazione perpetua dei docenti laici (i maestri). Il nocciolo: maestri di vita atti a toccare il cuore dei discenti per........
