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Ronaldo alla Juventus Se il calcio è un mercato, c'è una logica industriale

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12.07.2018

C’è la prosa e c’è la poesia. E stanno benissimo insieme. Come il bianco con il nero, come la panna sulle fragole, come una coppia di dadi che se li lanci danno sempre 12. Che poi sarebbe cinque più sette. Un numero qualsiasi aggiunto alla maglia di Cristiano Ronaldo. Il top, il massimo, l’eccellenza. Dice il poeta che con CR7 la Juventus ha comprato il genio e la fatica, uno che quando colpisce di testa sfiora le nuvole, che segna pure se tira da fuori lo stadio, che ha fame (di coppe, di vittoria, di gloria) anche quando ha appena mangiato. E non lo freghi neppure sul fisico, sulla puntualità, sul lavoro. Sempre primo per distacco agli allenamenti e ultimo ad andarsene, un culto quasi ossessivo del corpo, niente alcol né movida, addome da culturista e testa sincronizzata sulla prossima sfida, sull’ennesimo dribbling. Come se fosse ogni volta il primo. E l’ultimo.
Eppure,........

© Avvenire