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Il Pakistan compie settant’anni tra grandi difficoltà

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14.08.2017

Non è mai stata mia intenzione dire ai pachistani che l’indipendenza del loro paese è stata un errore. Una volta, quando avevo diciannove anni, sono andato in Pakistan per l’estate insieme ad altri quaranta giovani universitari canadesi in un viaggio che aveva lo scopo di promuovere la solidarietà internazionale. Un esercizio del tutto privo di scopo, questo lo avevo già capito, ma il viaggio era gratis e non ero mai stato fuori del Nordamerica prima di allora.

Un’altra cosa che avevo capito già allora è che distribuire in giro volantini per annunciare un dibattito pubblico in cui dei cittadini stranieri avrebbero sostenuto la tesi secondo cui la creazione del Pakistan era stata una cattiva idea era davvero una cattiva idea.

Sono scoppiati dei disordini a Lahore e il dittatore militare dell’epoca ci ha fatti arrestare tutti quanti e ci ha mandati in una scuola maschile di Abbotabad che era vuota per la pausa estiva, finché non sono riusciti a trovare su un volo della Pakistan international airlines un numero sufficiente di posti per espellerci tutti quanti (molti anni dopo quella stessa città sarebbe stata l’ultimo rifugio di Osama bin Laden, ma meglio non divagare).

A metà agosto si celebra il settantesimo anniversario della partizione tra l’India e il Pakistan, perciò è ora di riprendere quel dibattito. Anche perché il diciottesimo primo ministro del Pakistan,

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