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Sì Watch e decreto in-sicurezza bis

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30.06.2019

Un ottimo amico e collega insegnante, oggi grande fotografo nonché navigatore patentato, mi racconta che prima di andare per mare bisogna conoscere le leggi internazionali sul salvataggio in mare, incondizionate e prevalenti su quelle nazionali. Certe nostre leggi recenti, quindi, sono incomprensibili e inapplicabili e servono a distogliere l’attenzione dai veri e seri problemi che il nostro Paese si trova ad affrontare.

Indubbia è la necessità del “capitano” (sconfitto dal Diritto internazionale, che ignora lo stato di diritto e che sbraita perché sono state violate norme anticostituzionali del suo decreto in contrasto con le più elementari norme del diritto e della democrazia) e dei suoi sodali di governo e di opposizione (!) a continuare nella narrazione falsa e avvelenata sul tema dell’immigrazione. Tutto questo perché non si parli dei problemi reali delle persone, di tutti noi: tassazione e disoccupazione che continuano a crescere, aumento dell’IVA (ad oggi non si sono trovate le risorse per evitarla), tagli – con la prossima manovra economica – ben 2 miliardi alla sanità per non parlare della scuola.

Il D.L. è provvedimento in contrasto con le norme internazionali e la Costituzione, ed è odioso e cinico – giocato con le vite di persone incolpevoli -, contrario ai più elementari principi di umanità. Entro il 13 agosto dovrà essere convertito in legge dal parlamento, mentre è in corso una battaglia politica e sociale, legale e di civiltà, veramente dirimente.

Subito dopo la pubblicazione del D.L. nella Gazzetta Ufficiale del 14.6.2019, le autorità di governo ne hanno utilizzato l’art. 1 e 2 come copertura legislativa alle direttive del ministro dell’interno, che vietano alle navi-ONG soccorrenti naufraghi in acque internazionali, l’ingresso nelle acque territoriali e nei porti italiani, cercando d’imporre la riconsegna delle persone soccorse alle autorità libiche: un ordine che non può essere rispettato perché illegittimo. La denuncia di un gruppo di giuristi al Tribunale Penale Internazionale e tante altre voci, ultima la portavoce della Commissione Europea, erano servite a escludere senza dubbio la Libia come luogo sicuro di sbarco.

In assenza dei requisiti (urgenza e specificità) previsti dalla Costituzione per i D.L., è evidente che lo scopo immediato delle nuove normative è il respingimento delle navi umanitarie e l’inasprimento delle sanzioni contro chi è “colpevole” di soccorso, questo sì, urgente. Soltanto alle navi ONG........

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