Violenza in ospedale, la psicologa del lavoro: «La gestione dei violenti non spetta solo ai sanitari»
Nell’ultima settimana tre aggressioni al Ca’ Foncello, due delle quali riconducibili allo stesso paziente psichiatrico nei confronti di personale sanitario e una che ha visto il familiare di una paziente scagliarsi contro un infermiere del pronto soccorso. Episodi diversi, ma accomunati da una domanda: perché la violenza entra sempre più spesso nei luoghi di cura? L’Ulss 2 segnala che i casi sono quadruplicati dal 2024 ad oggi nei suoi ospedali.
Due episodi in Psichiatria e uno al triage del Pronto soccorso. Il presidente dell’Opi Casarin: «Serve una strategia integrata per tutelare chi lavora in corsia»
Adriana La Croix, psicologa del lavoro e delle organizzazioni, formatrice e consulente per l’educazione continua in medicina e nell’analisi del comportamento organizzativo nel settore sanitario, è impegnata da anni nella formazione dei professionisti in corsia.
Cosa ci raccontano gli episodi registrati a Treviso?
«La prima cosa da dire è che la violenza è un fenomeno complesso e, in qualche misura, connaturato ai contesti sanitari perché entra in gioco la relazione interpersonale. Possiamo però lavorare sulla prevenzione e mettere in atto azioni capaci di tutelare gli operatori sanitari, che spesso diventano il bersaglio diretto. Nella mia esperienza di formazione in ambito sanitario ho visto che la prevenzione deve muoversi almeno su tre livelli. Il primo riguarda il singolo operatore, che deve essere formato sul fenomeno della violenza, sul riconoscimento dei segnali di aggressività e sulle tecniche per gestire l’escalation, compresa la de-escalation verbale. Il........
