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Il mondo “al contrario” dello sport italiano
È il mondo al contrario, come piacerebbe a un generale che nutre ambizioni politiche. È il mondo al contrario, come piace a tutti quelli che contestano il dilagare continuo nel calcio. L’ultimo fine settimana ha ancora una volta raccontato come l’Italia sia ormai una (piccola) potenza nello sport e in quelle discipline che, per pigra abitudine, occupano le ultime pagine negli sfogli dei quotidiani sportivi. A meno che non ci sia una vittoria più che storica.
Gli azzurri hanno confermato in maniera prepotente la loro bravura negli sport invernali, portando a 169 i podi conquistati in stagione. Nel weekend hanno dominato la velocità nello sci alpino a Kvitfjell, con la doppietta dell’infinito Dominik Paris in libera e superG e con i successi dell’ex eterna piazzata Laura Pirovano (come ci disse Max Ambesi: «Quando si sblocca, non scende più dal podio») e della solida Sofia Goggia in libera e superG, con relative coppa di specialità.
Sempre in Norvegia, Lisa Vittozzi ha ottenuto la prima vittoria italiana nel biathlon conquistando la mass start a Oslo-Holmenkollen, la “Scala del fondo” dove non mancava re Harald V tra gli spettatori. E poi: il successo di Aaron March e Lucia Dalmasso nel parallelo a squadre di Winterberg in Germania, quello di Federico Tomasoni nello skicross a Craigleith in Canada e quello di Valentina Greggio nello sci velocità (specialità non olimpica) a Vars in Francia.
Scherma, MotoGp, atletica leggera
E gli altri sport? Non da meno. Nella scherma i primi posti di Alice Volpi e Guillame Bianchi nel Grand Prix di fioretto a Lima, in Peru. Nelle moto il primo posto posto di Marco Bezzecchi su Aprilia e il terzo di Fabio Di Giannantonio in motoGP in Brasile. E, nell’atletica leggera, il record di medaglie (cinque) ai Mondiali indoor polacchi di Torun, con i tre ori di Andy Diaz (triplo), Zaynab Dosso (60 metri) e Nadia Battocletti (3.000 piani) e i due argenti di Mattia Furlani e Larissa Iapichino nel lungo.
Primato che si aggiunge a quello battuto ai Giochi di Milano Cortina (30, contro le 20 di Lillehammer 1994, per un quarto posto finale), con il bis nelle Paralimpiadi (14 complessive e con 7 ori per un altro quarto posto finale: una in più di Lillehammer 1994, dove non vincemmo ori). Qualche giorno fa, poi le sei medaglie nello short track ai Mondiali di Montreal, in Canada: non vincevamo così dal 1996.
Le vittorie nel rugby, baseball, cricket e basket femminile
Se queste sono le medaglie, occorre poi ricordare i successi mai visti in sport di squadra. La prima storica vittoria nel rugby ai danni dell’Inghilterra, un 23-18 in un Sei Nazioni vissuto da protagonisti (ora resta la sola Nuova Zelanda come avversaria mai sconfitta). E quella della Nazionale ribattezzata dei “paisà”, ovvero quegli italiani di terza-quarta generazione che hanno battuto gli Stati Uniti a casa loro nel World Baseball Classic, il Mondiale di baseball cui partecipano i migliori al mondo. Un cammino che si è fermato solo in semifinale con il Venezuela, poi vincitore.
Nel basket le ragazze sono finalmente tornate alla fase finale di un Mondiale – che si disputerà dal 4 al 13 settembre in Germania – dopo 32 anni, giungendo seconde nel girone di qualificazione dietro gli Usa (unica sconfitta) e centrando la vittoria decisiva contro la Spagna vicecampione d’Europa. Per non dimenticare il cricket – sì, il cricket – che al debutto al Mondiale ha ottenuto la prima storica vittoria con il Nepal.
E il calcio? In attesa dei playoff Mondiali
E il calcio? Si perde tra le eterne polemiche arbitrali – vedi il naufragio dell’esperimento Open Var, tentativo di spiegare le decisioni sul campo – e le figuracce internazionali dei club. L’Atalanta era l’ultima nostra rappresentante in Champions League, è uscita agli ottavi con un mortificante 2-10 incassato dal Bayern Monaco. Ci restano Bologna in Europa League e Fiorentina in Conference e sembra lontanissimo quel 2022/23 quando il Milan eliminò il Napoli nel derby italiano ai quarti e poi uscì in quello successivo in semifinale con l’Inter, poi battuta con onore dal Manchester City a Istanbul.
Ancor più lontana è poi l’ultima presenza italiana alla fase finale di un Mondiale. Buttati fuori in Brasile nella fase a gironi per la sconfitta a Natal con l’Uruguay il 24 giugno 2014, non ci siamo qualificati a Russia 2018 e a Qatar 2022. Ora tocca a Rino Gattuso provarci, dopo essere stati sculacciati dalla Norvegia nel girone eliminatorio. Ancora una volta ai playoff, come nei due fallimenti precedenti. In campo giovedì 26 a Bergamo contro l’Irlanda del Nord, quindi – in caso di vittoria – martedì 31 in trasferta con la vincente di Galles-Bosnia Erzegovina. Nazionali che un tempo – esatto, un tempo – avremmo rispettato, ma non temuto. Ma oggi il mondo, per l’appunto, va al contrario.
Bello il successo del Como, ma non è un modello da copiare
Non è un caso se l’Italia del baseball ha battuto gli Usa ed è tra le otto g
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