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Cosa resta delle Olimpiadi invernali? Molto

«Milano Cortina ha dimostrato una cosa semplice: l’Italia non è condannata alla mediocrità. Quando smette di litigare, quando s’impegna, quando affida le responsabilità a chi è competente, sa organizzare e sa vincere. Il paradosso è tutto qui. Siamo capaci di eccellenza, ma continuiamo a raccontarci come se fossimo irrimediabilmente incapaci. Questa Olimpiade ha smentito il nostro stesso pregiudizio». Questo il finale del commento di Aldo Grasso sul Corriere della Sera, da sottoscrivere.

Sul piano sportivo, l’Italia ha battuto se stessa ai Giochi invernali, conquistando 30 podi (10 ori, 6 argenti, 14 bronzi e quarto posto nel medagliere). Sul piano organizzativo, tutto si è svolto al meglio senza intoppi. Sul piano impiantistico, sono state poste basi interessanti per il futuro. Ne abbiamo parlato con Massimiliano Ambesi, la “voce” tecnica degli sport invernali – a cominciare da pattinaggio di figura e biathlon, ma non solo – di Eurosport.

«Il record di medaglie erano le 20 di Lillehammer, da due anni dicevo che non avrei firmato per meno di 21, con un potenziale da 30, forse anche più. Lavoro con le federazioni, ho cognizioni di causa del livello. Hanno tentato di mettermi in ridicolo, ma le mie filippiche sono a ragion veduta. Mi sono venuti dietro tanti, dopo… Poi ci sono gli imprevisti di stagione, tra infortuni e altre problematiche. Bravi gli atleti a performare e arrivare a 30, di questi tempi e con questa competitività. Rispetto al 1994, sono consapevole che la percentuale sulle medaglie a disposizione non sia in discussione. Ma oggi la concorrenza è diversa, anche senza la Russia. È la spedizione italiana più competitiva, per discipline in cui si è andati a podio e per piazzamenti nei primi otto. Onestamente non capisco questo andare contro e non sottolineare quanto di buono si è fatto».

Abbiamo qualcosa su cui recriminare?«Tolto il parallelo nello snowboard, dove ti giochi tutto in una discesa, c’è parecchio da rimpiangere. A cominciare da Sighel nello short track e Giacomel nel biathlon. Sighel è stato preso di mira dai giudici, Giacomel si è trovato in mezzo a un incubo: altri avevano sci nettamente superiori quasi sempre, partiva sapendo di avere un handicap, di dover forzare al poligono. Si è creato un circolo vizioso che non ha fatto arrivare il bottino sperato, anche se Vittozzi ha conquisto il primo oro assoluto nella disciplina e c’è stato l’argento nella staffetta mista. Io avevo comunque aspettative basse, biathlon e short track sono troppo soggetti a episodi».

La medaglia invece inaspettata?«Il primo oro di Lollobrigida nel pattinaggio di velocità. Considerando la sua marcia di avvicinamento, era impossibile ipotizzare che vincesse così i 3.000 metri. Quello sui 5.000 era meno inattesa, il primo è stato è incredibile».

La Norvegia ha stupito tutti: prima nel medagliere con 41 medaglie, di cui 18 ori.«Hanno un fenomeno come Klaebo nel fondo. La domanda era: vincerà cinque ori oppure riuscirà ad arrivare a sei? Ha trionfato anche per la prima volta in una gara a tecnica libera con partenza a intervalli, questo fa capire lo spessore dell’atleta. La Norvegia ha perso fenomeni come Boe nel biathlon, Johaug nel fondo femminile, Riiber in combinata nordica, che si sono ritirati nell’anno preolimpico, ma ha tanta qualità. Ha alzato l’asticella: ha vinto due ori nel salto femminile, fatto l’en-plein nella combinata nordica e preso l’oro nella staffetta donne nel fondo. Pensavo a una affermazione degli Stati Uniti, nel medagliere. Ma, pur con il record di titoli – da 10 a 12 –, non ci sono riusciti, come accade ormai dal 1932. Il loro obiettivo erano medagliere all’europea e quello all’americana, perdono male su entrambi. Ma chi si lecca le ferite è la Germania: arrivava ai Giochi con il maggior numero di podi conquistati in Coppa del mondo, ha preso meno medaglie di noi. Ragionamenti comunque da fare, ricordiamolo, in assenza della Russia».

Lollobrigida, Wierer e Pellegrino si ritirano, Vittozzi ha dubbi. Abbiamo un ricambio per il prossimo appuntamento olimpico?«Non la vedo così male: quattro anni fa si diceva che erano tutti trentenni, le medaglie sono arrivate ugualmente. Nel pattinaggio di velocità stiamo bene: Lorello ha margini, Di Stefano e Pergher danno certezze. Nello short track, in attesa di capire cosa fa Fontana, Lisa Confortola e Sighel sono due crac, Nadalini c’è, Emily Tormen è in rampa di lancio. Nel pattinaggio di figura è più complicato, se c’era la Russia, non salivamo sul podio team event. Sono in sviluppo progetti molto interessanti, se uno va in porto nel 2030 abbiamo una carta da medaglia per il pattinaggio di figura. Nel fondo l’eredità di Pellegrino è aver portato sul podio Graz, Barp e Carollo, ragazzi da primi dieci in stagione. In campo femminile abbiamo un possibile futuro con Iris De Martin Pinter. Nello sci alpino Franzoni è un altro potenziale crac e Pirovano, se inizia a salire sul podio, non scende più. Della Mea ha fatto vedere cose importanti in slalom e gigante, resta il problema delle specialità tecniche in campo maschile»

La delusione e la sorpresa assoluti?«La delusione è Malinin, il suo oro nel pattinaggio di figura non era neppure quotato. Poteva solo vincere, è andato in cortocircuito, sbagliando strategia. La testa fa la differenza, lui non è riuscito a reggere. La sorpresa è Von Allmen, tre ori nello sci alpino. In combinata era con Nef, ma ha vinto. E poi la doppietta discesa libera-SuperG…».

I Giochi lasciano anche eredità importanti per gli impianti.«Sono l’immagine bella data al mondo. Anch’io ero critico su tanti aspetti in sede di progettazione. La critica ci sta, poi a un certo punto ti unisci perché il progetto sia credibile. Bisogna fare squadra, avere senso di appartenenza. Fatico a capire chi insegue sempre lo scontro. Le discipline area Fisi avranno impianti fantastici ovunque, con una situazione di partenza mai verificata. Livigno è una cattedrale, Anterselva è avanti vent’anni rispetto ad altre località, i trampolini di Predazzo e il percorso di sci di fondo a Tesero in Val di Fiemme sono top di gamma. Se facciamo un buon reclutamento… Per l’area ghiaccio rimane meno, servirà lavorare in questi anni. Si dimentica quale sia la valenza sociale dei Giochi olimpici: lasciare in eredità strutture che avvicino allo sport. Ora dobbiamo gestire questo patrimonio per migliorare il livello agonistico. Sono convinto che si possa».

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