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Silvia Romano non è ancora tornata a casa

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14.05.2020

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Silvia Romano è una vittima. Vittima della violenza materiale di chi l’ha rapita e di chi l’ha tenuta in ostaggio per diciotto mesi. Vittima della violenza psicologica di chi l’ha manipolata approfittando della sua debolezza, alternando lusinghe a minacce, astuzie a brutalità. È stata circuita, abusata, spezzata dentro. Fino a farle credere di stare bene, di avere compiuto scelte libere, di avere trovato la sua vera identità.

Il personaggio in cui la vicenda del rapimento, le immagini del suo arrivo all’aeroporto di Ciampino e le sue prime parole l’hanno trasformata hanno già provocato due tipi opposti di reazione: l’ammirazione di chi ne fa un modello di generosità, coraggio e apertura mentale, un provvidenziale antidoto al razzismo strisciante o conclamato di tanti suoi connazionali; l’indignazione di chi ha visto in lei il prototipo della ragazza imprudente, le conseguenze delle cui azioni sventate e temerarie sono state pagate col denaro della collettività e saranno pagate con la vita dalle vittime dei terroristi che hanno incassato il suo riscatto.

Ma la reazione più sana, almeno fra gli adulti, almeno fra tutti quelli che dovrebbero riuscire a vedere in lei una figlia, doveva piuttosto essere la tristezza, l’angoscia, lo sgomento per quello spettacolo che spegneva sul nascere la gioia per la vita salvata di una ragazza. I terroristi non ci hanno restituito Silvia, ci hanno mandato un’altra persona. Silvia non c’è più: le hanno strappato e squartato l’anima, poi nel corpo intatto hanno installato un software standard. Restano le gestualità, i tic di prima, lo stesso modo di sorridere, ma il significato di quei gesti è stravolto dallo sguardo sul mondo che i carcerieri le hanno installato.

Per ora è così. Certo, le cose possono, debbono cambiare, l’amore della famiglia e degli amici – non l’ammirazione dei fan, non il disprezzo dei detrattori – può aiutare in modo determinante Silvia a ritrovare se stessa, a riportare a casa quell’anima gettata in pasto agli animali della savana, a ricomporla, a integrare gli strazi vissuti nel vero sé e non in quello che ha........

© Tempi


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