We use cookies to provide some features and experiences in QOSHE

More information  .  Close
Aa Aa Aa
- A +

Parlare di piante come fossero persone, di migranti come fossero spermatozoi

2 2 0
17.09.2019

Uno dei grandi ostacoli sulla strada dell’ecologia integrale a cui richiama la Chiesa e di un rapporto autenticamente creaturale con l’ambiente è l’equivoco antropomorfico in cui scivola puntualmente l’ambientalismo contemporaneo. Molti criticano gli ecologisti più intransigenti accusandoli di dare più importanza alla vita vegetale e animale che a quella umana. Il rischio che l’ecologismo degeneri in un culto di Gaia e in un nuovo genere di sacrifici umani agli dèi (non più cruenti, ma ugualmente centrati sulla repressione della vitalità di categorie di esseri umani) esiste, ma mentre questo è per il momento un pericolo a venire, già in atto è la bancarotta intellettuale con cui a piante, animali e pianeta vengono attribuite caratteristiche proprie degli esseri umani. È diventato normale parlare di diritti di animali, piante e pianeta, dimenticando che i diritti sono solo una delle due facce della medaglia della responsabilità morale, l’altra essendo quella dei doveri. Chi ha diritti ha anche sempre doveri, almeno potenzialmente. Ma quali doveri hanno fra di loro e nei riguardi dell’uomo animali e piante, per non parlare del pianeta? Nessuno, perché nessuno dei tre rientra nella categoria dei soggetti morali, ai quali si può e si deve chiedere conto delle loro azioni. Autocoscienza, ragione, responsabilità morale sono prerogativa dei soli esseri umani. Ci sono modi giusti e modi sbagliati di rapportarsi al creato da parte dell’uomo – fatta salva la condizione di ignoranza che sempre ci accompagnerà, perché non sappiamo tutto e mai lo sapremo -, ma in nessun caso l’uomo ha il dovere di trattare animali e piante come se fossero esseri umani, perché non lo sono sotto gli aspetti più importanti, i tre sopra citati (autocoscienza, razionalità, responsabilità morale). È l’errore di impostazione che fanno per esempio i vegani, che estendono agli animali e alle piante il comandamento “non uccidere”, che è un imperativo della coscienza relativo ai rapporti fra gli uomini. Il quale non ha nulla di “naturale”: in natura gli esseri viventi si mantengono in vita divorando altri esseri viventi, o approfittando comunque della loro morte.

L’antropomorfizzazione di animali, piante e pianeta ha due conseguenze negative importanti. La prima è che impedisce all’uomo di........

© Tempi