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Il governo scozzese spende miliardi per costringere le Onlus ad “allinearsi”

Dalla Scozia arriva una storia che è un monito per tutte le Onlus e per tutti gli enti di beneficenza che usufruiscono di finanziamenti pubblici troppo superiori a quelli privati per le proprie attività: un’inchiesta del Sunday Times basata in gran parte su testimonianze anonime ha portato alla luce i condizionamenti che il governo autonomo scozzese esercita sulle “charities” che usufruiscono delle sue erogazioni. Chi non si allinea alle politiche dell’Snp (Scottish National Party) al potere da quasi vent’anni, rischia di vedersi tagliati i fondi e quindi di dover sospendere le attività.

Il rapporto fra ente pubblico e realtà della società civile è talmente patologico che si può affermare che il governo del Snp usa le Onlus finanziate con denaro pubblico come cinghia di trasmissione delle sue politiche, soprattutto di quelle più controverse, che riguardano identità di genere, tossicodipendenza e alcolismo. Lo ammette apertamente Alex Neil, un politico nazionalista scozzese che è stato ministro della Sanità e ministro delle Politiche sociali in due diversi governi del Snp:

«Quando il governo annuncia una politica che potrebbe essere controversa o osteggiata dall’opposizione, telefona alle organizzazioni amiche chiedendo loro di rilasciare dichiarazioni a sostegno della posizione del governo. Era una prassi consolidata, e lo è ancora. Credo che sia una cosa sbagliata, soprattutto se ricevono finanziamenti sostanziali dal governo. Che la pressione sia esplicita o implicita, le persone hanno paura di rifiutare una richiesta del genere perché temono di perdere i finanziamenti e il lavoro».

«Quando il governo annuncia una politica che potrebbe essere controversa o osteggiata dall’opposizione, telefona alle organizzazioni amiche chiedendo loro di rilasciare dichiarazioni a sostegno della posizione del governo. Era una prassi consolidata, e lo è ancora. Credo che sia una cosa sbagliata, soprattutto se ricevono finanziamenti sostanziali dal governo. Che la pressione sia esplicita o implicita, le persone hanno paura di rifiutare una richiesta del genere perché temono di perdere i finanziamenti e il lavoro».

Finanziamenti che valgono il 47 per cento degli introiti

In Scozia le charities (associazioni registrate corrispondenti ai nostri enti di beneficenza o alle nostre Onlus) impiegano ben 136 mila addetti, pari al 5 per cento di tutta la forza lavoro scozzese, e sono più dipendenti dai finanziamenti pubblici di quelle di Inghilterra e Galles. Per queste ultime, che hanno introiti pari a circa 100-105 miliardi di sterline all’anno, i fondi pubblici (finanziamenti di progetti o compensi per attività sociali contrattualizzate con lo Stato) corrispondono a circa un quarto di tutte le entrate (25-30 miliardi di sterline), mentre la prima voce di finanziamento è rappresentata da donazioni e lasciti (29 miliardi, cioè circa il 30 per cento di tutti gli introiti) e la terza dalle entrate da negozietti, lotterie ed eventi di raccolta fondi (8,5 miliardi).

In Scozia le charities incassano solo 6 miliardi di sterline – si tenga presente che gli scozzesi sono solo 5,5 milioni, contro 61,8 milioni di inglesi e gallesi sommati insieme – e di questi solo l’11 per cento deriva da donazioni e lasciti, mentre ben il 47 per cento risulta dal finanziamento di progetti e attività da parte del governo autonomo e da compensi per contratti con lo stesso governo per l’erogazione di servizi di assistenza (19 per cento la prima voce, 28 per cento la seconda).

La campagna contro gli abusi interrotta per “opportunità”

L’inchiesta del Sunday Times riporta alcuni casi eclatanti di interferenza governativa e di autocensura da parte delle Onlus. Negli anni fra il 2018 e il 2020 una Ong specializzata nella lotta agli abusi sulle donne dovette sospendere le sue campagne di sensibilizzazione per le pressioni confidenziali di ministri del governo allora in carica perché era in corso la vicenda giudiziaria dell’ex primo ministro Alex Salmond, che era stato accusato di molestie sessuali da dieci donne e che si stava difendendo con successo sia da un’inchiesta interna del governo presieduto da Nicola Sturgeon, che aveva preso il suo posto di primo ministro scozzese quattro anni prima, che da un’inchiesta giudiziaria. Salmond riuscì a dimostrare che l’inchiesta interna del governo nei suoi riguardi era viziata da varie irregolarità e ad ottenere un indennizzo per le spese legali sostenute di 500 mila sterline, e uscì indenne anche dal processo penale per violenza sessuale e tentato stupro, nel quale fu assolto da dodici capi di imputazione per non aver commesso il fatto e da uno per insufficienza di prove.

Rape Crisis Scotland, organizzazione che da quasi mezzo secolo fornisce supporto e assistenza alle persone che hanno subìto violenza sessuale, aveva ricevuto un finanziamento per condurre una campagna di sensibilizzazione, ma decise di abbandonarla su richiesta di ministri del governo Sturgeon (la primo ministro ebbe molti problemi a discolparsi dalle accuse di aver complottato contro il suo predecessore). Rivela una ex componente della direzione dell’organizzazione:

«Chiedemmo ai vertici cosa stesse succedendo alla nostra campagna, e ci fu risposto che il governo scozzese ci aveva chiesto di ritirarla perché si avvicinava il processo ad Alex Salmond. È semplicemente scomparsa nel nulla».

«Chiedemmo ai vertici cosa stesse succedendo alla nostra campagna, e ci fu risposto che il governo scozzese ci aveva chiesto di ritirarla perché si avvicinava il processo ad Alex Salmond. È semplicemente scomparsa nel nulla».

Dirigenti scomodi cacciati e organizzazioni sgradite maltrattate

Un altro caso con nome e cognome è quello di Sarah Pedersen, docente di Comunicazione e media all’università Robert Gordon di Aberdeen, nota anche per la sua vicinanza ai movimenti femministi contrari all’ideologia gender e alle legislazioni che riconoscono i transgender come donne a tutti gli effetti legali. Su pressante richiesta della sede centrale di Edimburgo della charity della cui direzione faceva parte, si è dimessa dal suo ruolo per non creare problemi di finanziamento all’organizzazione.

Si legge sul Sunday Times:

«Pedersen si è sentita obbligata a dimettersi dal consiglio di amministrazione di un’organizzazione benefica femminile ad Aberdeen a causa di alcuni post che aveva pubblicato sui social media in tema di sesso e genere. I responsabili dell’organizzazione a Edimburgo hanno comunicato alla sezione di Pedersen che, se fosse rimasta in carica, il governo scozzese avrebbe potuto tagliare i finanziamenti. In parole povere, questo è un modo con cui l’Snp cerca di mettere a tacere le critiche provenienti dalle organizzazioni benefiche e dal settore del volontariato».

«Pedersen si è sentita obbligata a dimettersi dal consiglio di amministrazione di un’organizzazione benefica femminile ad Aberdeen a causa di alcuni post che aveva pubblicato sui social media in tema di sesso e genere. I responsabili dell’organizzazione a Edimburgo hanno comunicato alla sezione di Pedersen che, se fosse rimasta in carica, il governo scozzese avrebbe potuto tagliare i finanziamenti. In parole povere, questo è un modo con cui l’Snp cerca di mettere a tacere le critiche provenienti dalle organizzazioni benefiche e dal settore del volontariato».

Un altro caso riguarda il diverso trattamento riservato dal governo scozzese a due organizzazioni dello stesso settore ma di diverso orientamento: For Women Scotland e Equality Network. For Women Scotland, il gruppo femminista che lo scorso anno ha ottenuto una sentenza storica dalla Corte suprema contro il governo scozzese (che intendeva applicare le direttive dell’Equality Act nazionale ai trans che si dichiarano donne), attende da più di un anno un incontro promesso da John Swinney, l’attuale primo ministro affiliato all’Snp. Al contrario, l’Equality Network, un’organizzazione benefica che dipende dal governo per oltre il 90 per cento delle sue entrate e che ha una posizione opposta a quella di For Women Scotland su questioni di sesso e genere, risulta rappresentata in 11 commissioni, gruppi di lavoro e forum promossi dall’ente pubblico, il che le ha permesso di influenzarne le politiche, affini a quelle del partito al potere.

Gioco di sponda per le nuove norme su droga e dipendenze

Altri temi sui quali il governo nazionalista scozzese gioca di sponda con le Onlus che finanzia lautamente sono quelli della tossicodipendenza e dell’alcolismo. In questi anni l’Snp ha introdotto provvedimenti che penalizzano i consumatori di alcol di bassa qualità, stabilendo un prezzo minimo per i prodotti alcolici, ha abbassato il tasso di alcol nel sangue consentito per la guida (rispetto a Inghilterra e Galles), ha perseguito politiche di “riduzione del danno” creando a Glasgow non solo le “stanze del buco” per i consumatori di eroina, ma recentemente anche quelle per i fumatori di crack (nonostante sia vietato in Scozia fumare qualunque sostanza in luoghi pubblici), e addirittura programmi pilota per il controllo della qualità delle sostanze che i tossicodipendenti assumono.

I critici di questi provvedimenti denunciano il carattere classista di quelle relative all’alcol, che hanno portato gli alcolisti poveri a indebitarsi o a rinunciare al consumo di generi alimentari di base per poter continuare ad acquistare il sidro ad alta gradazione di loro gradimento, e la normalizzazione del consumo di stupefacenti attraverso politiche di riduzione del danno che appaiono estreme e che non risolvono il problema: la Scozia è la regione europea che mostra i più alti tassi di tossicodipendenza e fra i più alti di alcolismo (i decessi ad esso legati sono percentualmente maggiori di quelli registrati nel resto del Regno Unito).

«Corruzione endemica»

I partiti all’opposizione in Scozia hanno commentato con toni duri l’inchiesta del Sunday Times. I conservatori hanno annunciato che il loro programma per le elezioni del parlamento scozzese del 7 maggio prevederà l’obbligo per tutte le Onlus di dichiarare l’origine dei propri fondi e la richiesta di modificare la legislazione sulle charities, escludendo dal registro quelle che hanno ricevuto quasi tutti i fondi dall’ente pubblico. Il loro leader Russell Findaly ha dichiarato:

«Per due decenni consecutivi l’Snp ha convogliato ingenti somme di denaro pubblico verso organizzazioni che, a loro volta, sostengono le sue priorità politiche e promuovono la sua agenda. Eppure i contribuenti vengono tenuti all’oscuro dei finanziamenti opachi di queste organizzazioni e delle loro attività politiche a favore dell’Snp. Questo abuso di denaro pubblico e i conflitti di interesse occulti costituiscono corruzione e sono diventati endemici nella Scozia di John Swinney».

«Per due decenni consecutivi l’Snp ha convogliato ingenti somme di denaro pubblico verso organizzazioni che, a loro volta, sostengono le sue priorità politiche e promuovono la sua agenda. Eppure i contribuenti vengono tenuti all’oscuro dei finanziamenti opachi di queste organizzazioni e delle loro attività politiche a favore dell’Snp. Questo abuso di denaro pubblico e i conflitti di interesse occulti costituiscono corruzione e sono diventati endemici nella Scozia di John Swinney».

Tuttavia i sondaggi per le prossime elezioni danno il Snp largamente favorito, anche se forse non potrà governare da solo.

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