I cinici calcoli di Sánchez dietro la “generosa” maxi sanatoria per i clandestini |
Senso del dovere morale verso gli immigrati? Unanimità della società intorno a un provvedimento sentito come necessario? Pragmatismo che guarda ai positivi risvolti economici della sanatoria? Una manovra per dirottare il dibattito politico dalla sicurezza del trasporto ferroviario dopo i recenti disastri (con accuse di incompetenza al governo nazionale) a un tema unificante a sinistra come quello dell’immigrazione? Niente di tutto questo. Se a Madrid il governo di Pedro Sánchez ha deciso di regolarizzare mezzo milione di immigrati senza documenti ricorrendo a una procedura di emergenza come il Real Decreto è perché vuole che i voti e il peso politico di Vox, il partito di estrema destra, crescano.
Sì, avete capito bene: il socialista Sánchez distribuisce permessi di soggiorno ai clandestini per far aumentare i voti dell’estrema destra nelle elezioni regionali (è appena successo in Aragona, dove si è votato l’8 febbraio, succederà in Castiglia e León il 15 marzo e in Andalusia a fine giugno) ed eventualmente anche alle elezioni politiche previste per l’agosto 2027.
Qual è il senso di questa tattica apparentemente autolesionista? È quello di creare difficoltà al Partito popolare (Pp), il principale avversario del Psoe, favorendo un’emorragia di suoi voti a destra e costringendolo a scomode coalizioni di governo con una Vox in ascesa. Al momento delle elezioni politiche si potrà dire agli elettori che le coalizioni di destra nelle comunità autonome mostrano scarse capacità di governo e che riproporle a livello nazionale significherebbe un attentato alla governabilità della Spagna e un favore fatto a tendenze fasciste in ascesa.
Cavalcando il boom della destra
I sondaggi parlano piuttosto chiaro: il Psoe, che alle elezioni politiche di tre anni fa aveva ricevuto quasi il 32 per cento dei voti, nonostante le buone performance economiche della Spagna (comunque sopravvalutate, come in seguito vedremo) ha perso molti consensi a causa delle numerose inchieste giudiziarie nei confronti di suoi esponenti accusati di corruzione e oggi veleggia attorno al 26 per cento; il Pp, però, sua storica alternativa in tutte le elezioni dell’era post-franchista, non approfitta del calo socialista, anzi perderebbe qualcosa rispetto alle elezioni del 2023 (passerebbe dal 33 al 32 per cento). Un vero boom elettorale invece sembra attendere Vox, che crescerebbe dal 12 per cento delle ultime elezioni........