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Galimberti a Bellaria, ecco cosa succede a infilarsi nella ztl sbagliata

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24.08.2020
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Mai discorso filosofico fu più tempestivo per giudicare un fatto della vita concreta. Quel che Umberto Galimberti ha detto al Meeting di Rimini nel corso di un incontro avente a tema il nichilismo e le sfide del vivere mi ha illuminato su una cosa che mi era capitata la sera prima. Interrogato sulle sue preoccupazioni circa il dominio della tecnica nelle nostre vite, il filosofo aveva risposto che il problema sta nel fatto che la tecnica non è più uno strumento nelle mani dell’uomo, ma l’uomo è diventato parte integrante di un apparato tecnico. L’approccio tecnologico alla realtà conosce solo i valori dell’efficienza e della produttività, non dischiude nessun orizzonte di senso o di salvezza. L’apparato mette fuori gioco la coscienza umana, così che non si agisce più sulla base di ciò che è bene ed ha senso, ma per eseguire efficientemente il compito affidatoci dall’organizzazione a cui apparteniamo. Non siamo più responsabili davanti alla nostra ragione e dunque alla nostra coscienza, ma davanti ai superiori posti a capo dell’apparato di cui siamo parte integrante. Ditemi se questo non spiega quello che mi è successo la sera del 19 agosto, quando me ne tornavo serenamente dal Palacongressi di Rimini, dove avevo ascoltato relatori di vaglia come Patrick Deneen e Theo Boer, a Bellaria, dove ero ospite insieme a moglie, figlia e nipotino in un hotel in riva al mare. La chiamano alternanza spiaggia-lavoro, ed è riuscita abbastanza bene, se non fosse per quell’incidente mercoledì sera.

Percorro in auto il centro della località, seguendo le razionali istruzioni del mio navigatore satellitare, per raggiungere il mio hotel. C’è da attraversare una zona a........

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