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Bambini, non cavie. Stop alla sperimentazione dei bloccanti nel Regno Unito
Il King’s College di Londra e il ministero della Sanità hanno deciso di sospendere l’avvio di una sperimentazione clinica dei bloccanti della pubertà e ormoni cross-sex su 250 bambini e ragazzi fra gli 8 e i 17 anni che non si identificano col loro sesso biologico, dopo un intervento della Medicines and Healthcare products Regulatory Agency, Mhra, l’equivalente britannico dell’Aifa, l’agenzia pubblica che in Italia sorveglia l’uso dei farmaci.
In una lettera indirizzata ai responsabili dello studio clinico l’autorità di vigilanza ha fatto presente una serie di preoccupazioni per la salute dei minorenni che si sottoporranno all’esperimento, come la perdita della fertilità e danni permanenti allo sviluppo osseo e cerebrale. «Vorremmo discutere l’inclusione di una età minima per la partecipazione nella sperimentazione», ha scritto l’Mhra. «Poiché i partecipanti presentano un rischio potenzialmente significativo e, al momento, non quantificato di danni biologici a lungo termine e la sicurezza biologica (del trattamento, ndt) non è stata definitivamente dimostrata in questa coorte proposta, dovrebbe almeno esserci un approccio graduale… a partire dai 14enni come limite inferiore di ammissibilità».
L’allarme dell’authority
L’autorità di regolazione è preoccupata soprattutto delle conseguenze sulla fertilità del campione dello studio: «È ampiamente riconosciuto che la riduzione della gametogenesi causerà molto probabilmente l’infertilità in questi giovani. Si tratta di conseguenze mediche per un futuro individuo adulto che potrebbero richiedere trattamenti per l’infertilità e interventi medici significativi». Oltre al limite di età, l’Mhra propone che siano esentati dalla sperimentazione (che prevede la somministrazione di bloccanti della pubertà e ormoni cross-sex per due anni) i soggetti che dovessero manifestare effetti collaterali come indebolimento osseo, emorragie persistenti e problemi neurologici.
Il King’s College e il ministro della Sanità Wes Streeting hanno immediatamente accolto le preoccupazioni dell’Mhra e sospeso l’avvio della sperimentazione, che doveva cominciare in aprile. Hanno avviato colloqui con l’ente per arrivare a definire un nuovo protocollo che risponda ai rilievi che sono stati mossi a quello inizialmente approvato. La sperimentazione era stata decisa sulla base delle raccomandazioni del rapporto Cass, dal cognome di Hilary Cass, la pediatra ed ex presidente del Royal College of Paediatrics and Child Health incaricata nel 2020 dal ministero della Sanità di una valutazione indipendente dei servizi per i trattamenti relativi ai disturbi dell’identità di genere in Inghilterra e Galles.
L’eredità del rapporto Cass
Il rapporto finale fu consegnato il 10 aprile 2024, e sulla base delle sue raccomandazioni il 3 giugno successivo Wes Streeting ordinò la sospensione delle prescrizioni dei bloccanti della pubertà ai minorenni (che nella clinica Tavistock erano erogate dal 2011) tranne quelle già in corso e quelle che si sarebbero svolte all’interno di sperimentazioni cliniche. Il rapporto infatti suggeriva di condurre uno studio clinico rigoroso prima di decidere se riprendere o meno le prescrizione di bloccanti della pubertà a minorenni. Il rapporto manifestava una lunga serie di preoccupazioni, in particolare sul fatto che le evidenze a sostegno dell’uso di bloccanti della pubertà e terapie ormonali cross-sex negli adolescenti risultavano limitate e di bassa qualità, con pochi studi a lungo termine su benefici e rischi; sulla carenza di dati longitudinali su esiti psicologici, fertilità e salute ossea; sulla mancanza di riflessione sul dato della crescita esponenziale delle femmine alla nascita che chiedevano trattamenti per la transizione a maschi (storicamente i transessuali sono soprattutto maschi che si sentono femmine).
La decisione ministeriale di avviare il trial clinico suggerito dalla Cass però ha incontrato subito obiezioni da parte di associazioni ed enti no profit di tutela della salute critici della facilità con cui le istanze trans si sono affermate nelle prassi sanitarie e non solo del Regno Unito. Alcune di esse si sono rivolte ai tribunali per bloccare l’iniziativa. «Questo esperimento mal concepito avrebbe danneggiato bambini vulnerabili nel tentativo maldestro di “fare ricerche” su un trattamento che già si sapeva non offrire alcun beneficio e comportare gravi rischi», ha commentato Maya Forstater direttrice di Sex Matters, una delle charity che hanno presentato un esposto contro lo studio clinico. «Finora c’è stato un completo fallimento di leadership e responsabilità», ha concluso.
Un portavoce del Bayswater Support Group, che rappresenta genitori di bambini transgender e promuove il principio che l’assistenza sanitaria deve essere basata su certezze scientifiche ha dichiarato: «Salutiamo con soddisfazione la sospensione di questa sperimentazione clinica, ma essa non dovrebbe essere ripresa: dovrebbe essere fermata».
Il primato della cautela
Il King’s College ha fatto conoscere la sua posizione sulla sospensione: «Il benessere e la salute dei giovani con disforia di genere e delle loro famiglie sono stati e rimarranno la nostra priorità, e continueremo a collaborare con l’Mhra per supportare l’ulteriore revisione dello studio, progettato da accademici di fama mondiale e centrato sul rigore scientifico. Tale rigore e il continuo dibattito scientifico sono importanti per qualsiasi studio clinico, in particolare per uno complesso come questo, che mira a costruire una base di evidenze che possa aiutare i giovani e i medici a prendere decisioni più consapevoli in futuro».
L’Mhra ha a sua volta motivato il suo intervento, che ha portato alla sospensione dello studio clinico: «Fa parte del consueto processo che gli studi clinici siano da noi tenuti sotto controllo e che sia necessario un dialogo scientifico attivo fra noi e gli sponsor degli studi. La sicurezza e il benessere dei partecipanti che vengono reclutati (…) sono fondamentali, soprattutto in considerazione dell’età dei bambini che potrebbero essere coinvolti».
Negli stessi giorni la Gallup, la società americana specializzata in sondaggi d’opinione, analisi statistiche e studi sociali ha reso noto che nel 2025 per la prima volta da quando effettua ricerche sul tema dell’orientamento sessuale (2012) la percentuale di americani adulti che dichiarano di appartenere a un’identità Lgbtq+ è leggermente diminuita rispetto all’anno precedente. Dopo essere passata dal 3,5 per cento del 2012 al 9,3 per cento del 2024 con continue crescite anno per anno, nel 2025 è scesa al 9 per cento. I transgender rappresenterebbero l’1,1 per cento di tutti gli adulti statunitensi, ma il 3 per cento nella coorte rappresentata dalle classi d’età fra i 18 e i 29 anni.
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