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Dieci ragioni per votare sì al referendum sulla magistratura
Il 22 e 23 marzo gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi sul referendum costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e pubblici ministeri, il sorteggio per la scelta dei membri del Csm e l’Alta Corte di Giustizia. È una riforma discussa da molti anni nel dibattito politico e istituzionale e riguarda uno dei nodi più delicati del funzionamento della giustizia nel nostro Paese. Proprio per questo vale la pena mettere in fila alcune ragioni che spiegano perché questa modifica della Costituzione possa rappresentare un passo avanti.
Primo. La separazione delle carriere esiste in tutto il mondo occidentale: è la regola in Paesi come Germania, Francia, Spagna, Olanda, Belgio, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Giappone e tanti altri. Dall’altra parte, le carriere sono unite in Paesi come Russia, Iran, Cina, Turchia, Pakistan, Nicaragua, Arabia Saudita, Bulgaria, ecc.. Ora vi domando: da che parte vogliamo stare? Ma soprattutto, secondo voi, da che parte sta il rischio di un uso o di un controllo politico della magistratura? Laddove le carriere sono separate o dove sono unificate?
Secondo. È nell’interesse precipuo del cittadino che il giudice sia realmente terzo e indipendente. Fino a che il Pubblico Ministero (PM), cioè il sostenitore della pubblica accusa, e il Giudice appartengono alla stessa “famiglia”, fanno parte della stessa squadra, hanno fatto lo stesso concorso, sono nella stessa carriera, lavorano nello stesso palazzo, questa imparzialità è minata nel suo fondamento. Il giudice può anche essere personalmente imparziale, ma agli occhi del cittadino la commistione delle funzioni mina quantomeno la necessaria terzietà. L’arbitro non può essere della stessa squadra di uno dei giocatori.
Terzo. Nel nostro Paese il principio del giusto processo è stato introdotto fin dal 1989, superando l’impostazione, risalente al fascismo, di un processo inquisitorio (dove pubblica accusa e giudice cercano insieme le prove a carico dell’indagato) a uno accusatorio, il cui fondamento è che accusa e difesa siano su un piano di parità e che il giudice sia terzo e indipendente rispetto a entrambe. Fino a che questa indipendenza non verrà sancita dalla Costituzione, separando le carriere, cosa diversa dalla attuale separazione delle funzioni, non ci potrà essere un processo veramente “giusto” ed equilibrato per i cittadini indagati, con buona pace della presunzione di innocenza. Può accadere anche a te, in un Paese in cui ogni giorno due o tre cittadini innocenti vengono ingiustamente accusati e metà dei rinviati a giudizio viene poi assolta.
Quarto. L’indipendenza della magistratura non è in discussione. L’articolo 104 della Costituzione: “la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere” non viene modificato e rimane quindi inalterato il principio della sua indipendenza. Dunque, chi usa come argomento per il no il rischio di una giustizia subordinata al potere politico dice una bugia rispetto al testo di riforma, che non lo prevede affatto, e fa finta di ignorare che qualunque iniziativa futura che volesse andare in quella direzione sarebbe chiaramente impugnabile e abrogabile perché incostituzionale.
Quinto. Oggi la fiducia nella magistratura per molti cittadini si é incrinata. Le istituzioni vivono di regole ma anche di fiducia. Quando la fiducia si incrina non basta difendere il sistema esistente. Occorre avere il coraggio di cambiarlo. Questa riforma non é perfetta, non cambia tutto ciò che si dovrebbe cambiare, ma va nella direzione giusta e mette in moto un percorso di cambiamento. Se si ritiene che la giustizia oggi non stia funzionando correttamente, è necessario votare sì perché questa riforma può innescare un cambiamento. Se invece dovessero vincere i no, il messaggio sarebbe che tutto va bene così e che non occorre modificare nulla. È davvero questo il messaggio che vuoi dare?
Sesto. Il Consiglio superiore della magistratura, organo di autogoverno dell’ordine giudiziario, decide innanzitutto promozioni, spostamenti e avanzamenti di carriera. È evidente che fino a che sarà composto da giudici e pubblici ministeri che possono incidere reciprocamente sulle rispettive carriere, perché votano e decidono gli uni delle carriere degli altri, ci sarà una commistione di interessi che può incidere sulla correttezza e sulla terzietà dei ruoli. Basti pensare che il giudice che oggi dà torto a un Pm in un processo, domani magari si troverà lo stesso Pm a votare su un suo avanzamento di carriera. Per questo è necessario che si creino due Csm distinti, uno per i giudici e uno per i Pm.
Settimo. Il Consiglio superiore della magistratura negli anni è diventato preda delle correnti interne all’Associazione nazionale magistrati. Solo circa un quarto dei diecimila magistrati italiani è iscritto a una corrente, ma praticamente tutti i componenti togati del Csm sono espressione dell’una o dell’altra corrente. Ciò fa sì che al criterio del merito si sostituisca quello della appartenenza correntizia: le correnti si spartiscono incarichi e avanzamenti in un meccanismo di scambio. Oggi quando va in pensione un Prefetto, un Questore, un Comandante dei Carabinieri viene sostituito il giorno dopo perché si riconosce l’importanza per tutta la comunità di coprire quel posto; quando va in pensione un Presidente di Tribunale, un Procuratore della Repubblica, un magistrato spesso il posto resta vacante per mesi perché il Csm tiene bloccate le nomine in attesa di avere un pacchetto sufficientemente numeroso da consentire equilibri e spartizioni. Tutto questo non è più accettabile. Per questa ragione occorre un sistema di nomina diverso
Ottavo. Il sorteggio dei membri dei due Csm non è probabilmente il sistema perfetto. Però é uno strumento che già esiste nell’ordinamento della giustizia, ad esempio per la scelta dei giudici popolari nelle Corti d’Assise, per la composizione del Tribunale dei Ministri o delle commissioni d’esame dei concorsi in magistratura, per i giudizi in Corte Costituzionale contro il Presidente della Repubblica. Per questa ragione è sbagliato rigettare il sorteggio, che ha il grande merito di spezzare all’origine la possibilità per le correnti di condizionare in modo totale nomine e funzionamento del Csm.
Nono. La divisione in due del Consiglio superiore della magistratura non è un indebolimento, ma casomai un rafforzamento del ruolo e dell’autonomia della magistratura e del suo organo di autogoverno. Il numero dei membri (33 per ciascun consiglio) e le garanzie (ad esempio la presidenza in capo al Presidente della Repubblica o la proporzione tra membri togati e laici) restano le stesse di oggi, ma dopo la riforma crescerà l’indipendenza dei componenti, si ridurranno le commistioni e il merito ritornerà a prevalere sull’appartenenza correntizia.
Decimo. È assolutamente necessario rivedere il meccanismo delle sanzioni disciplinari che oggi, affidato al Consiglio superiore della magistratura, semplicemente non funziona. A fronte di circa mille errori giudiziari l’anno, che costano circa trenta milioni di euro di rimborsi per ingiusta detenzione (circa un miliardo negli ultimi 30 anni) le sanzioni disciplinari sono lo 0,5 per cento. I dati della stessa Sezione disciplinare del Csm dicono che negli ultimi tre anni (2023-2025), a fronte di poco meno di 3.000 errori giudiziari, la sezione ha trattato 199 procedimenti contro magistrati, cioè il 5% degli esposti arrivati alla Procura Generale della Cassazione, decidendo per lo più a favore degli incolpati (94 assoluzioni, 23 non doversi procedere) e inflitto 82 condanne. I magistrati condannati hanno subito le sanzioni dell’ammonimento (2), della censura (46), della perdita di anzianità (17). Solo in pochissimi casi si é arrivati alla sospensione dalle funzioni (9) e alla rimozione (8) a seconda della gravità del caso, ovvero 17 provvedimenti gravi per tremila errori giudiziari! Occorre un organo terzo che sia realmente in grado di sanzionare non gli errori giudiziari in buona fede, che possono capitare, ma i comportamenti gravemente negligenti.
Quando una democrazia rinuncia a cambiare ciò che non funziona, smette lentamente di credere in se stessa. Per questo è importante andare a votare, ognuno secondo le proprie convinzioni, purché sostenute da ragioni adeguate e reali. Qui ho cercato di dare le ragioni per cui io voterò convintamente sì. E tu?
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