Se crolla il chavismo, cadono anche i regimi satelliti (a partire da Cuba)

La notizia dell’arresto di Nicolás Maduro con accuse statunitensi di narcotraffico e terrorismo — e del suo trasferimento fuori dal Venezuela dopo un blitz delle forze speciali della Delta Force — ha scosso l’intero “asse” autoritario dell’America Latina, a cominciare da Cuba e, in misura minore, dal Nicaragua. È soprattutto L’Avana, infatti, a essere strettamente intrecciata alla tenuta del chavismo, non solo sul piano economico, ma anche su quello politico, ideologico e militare.

Il sodalizio tra Venezuela e Cuba

Il chavismo nasce dall’alleanza strategica tra Fidel Castro e Hugo Chávez, istituzionalizzata all’inizio degli anni Novanta attraverso il Foro di San Paolo — oggi Gruppo di Puebla — come piattaforma continentale dell’anti-occidentalismo latinoamericano. Il Venezuela non è mai stato un semplice alleato di Cuba: ne è stato il principale protettore, finanziatore e avamposto geopolitico.

Per oltre due decenni Caracas è stata il primo fornitore di petrolio per l’isola caraibica, in cambio non solo di medici e infermieri, come racconta una narrazione mediatica “indulgente”, ma anche di militari, funzionari dell’intelligence e quadri politici.

Negli anni d’oro il Venezuela consegnava a Cuba fino a 90–100 mila barili al giorno, garantendo il funzionamento di centrali elettriche, trasporti e infrastrutture strategiche. Da qui il termine coniato oltre 15 anni fa da The Economist, VeneCuba, poi rilanciato anche come “Cubazuela”, a indicare una simbiosi ormai indistinguibile tra i due regimi.

Gli ex dittatori di Venezuela e........

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