Ora i magistrati non hanno più alibi |
Tempi in Cisgiordania
Newsletter e rubriche
Esteri Trump Israele Guerra in Ucraina Cina Cristiani perseguitati Terrorismo islamico
Cristiani perseguitati
Politica Governo Milano Giorgia Meloni Elly Schlein Giustizia
Economia Lavoro Auto elettriche Pnrr Inflazione
Ambiente Cambiamenti climatici Green Deal Transizione ecologica Transizione energetica
Cambiamenti climatici
Transizione ecologica
Transizione energetica
Scuola Educazione Parità scolastica
Salute e bioetica Fine vita Utero in affitto Aborto
Chiesa Cristianesimo Leone XIV Papa Francesco Benedetto XVI Luigi Giussani Comunione e Liberazione
Comunione e Liberazione
Società Intelligenza artificiale Pensiero woke
Intelligenza artificiale
Newsletter e rubriche La preghiera del mattino Lettere al direttore La borsa e la vita Squalo chi legge Casca il mondo Cinema Fortunato Il Deserto dei Tartari Memoria popolare Esserci Tentar (un giudizio) non nuoce Il Paese dei Normali Libri in povere parole
La preghiera del mattino
Il Deserto dei Tartari
Tentar (un giudizio) non nuoce
Libri in povere parole
Sfoglia Tempi Sfoglia Tempi digitale Marzo 2026 Febbraio 2026 Gennaio 2026 Dicembre 2025 Novembre 2025 Ottobre 2025 Settembre 2025
Sfoglia Tempi digitale
Home » Blog » Ora i magistrati non hanno più alibi
La preghiera del mattino
Ora i magistrati non hanno più alibi
Su Formiche Roberto Arditti commenta la vittoria del "no" al referendum sulla giustizia:
«Perché una sconfitta c’è, ed è netta. Riguarda il governo, riguarda Giorgia Meloni, riguarda l’intera coalizione di centrodestra che su questo referendum aveva investito capitale politico e credibilità. Non tanto per il merito tecnico dei quesiti, quanto per il significato simbolico dell’operazione: cambiare, correggere, imprimere una direzione diversa a uno dei gangli più delicati dello Stato. Quel segnale non è arrivato. Gli italiani hanno detto, in sostanza: non adesso, non così, forse non noi. Ed è qui che il voto assume un significato più ampio, quasi antropologico. Perché racconta un Paese che non si percepisce in emergenza. Che non sente il bisogno di una discontinuità forte. Che preferisce l’imperfezione conosciuta all’incertezza del cambiamento. È una fotografia potente, e in parte spiazzante, se confrontata con il dibattito pubblico degli ultimi anni, spesso dominato da toni apocalitti...
L’individualismo borghese fatto a pezzi all’“Università popolare” di Mp
Il dilemma cinese davanti alla guerra contro l’Iran
Il caos del cuore di una madre
Tarkovskij e quelle icone dell’umanità intera
Iscriviti alla newsletter
Dichiarazione di accessibilità
Sfoglia Tempi digitale
Abbonati con carta di credito
Abbonati con bonifico/bollettino
Regala un abbonamento full
Regala un abbonamento digitale