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Se avete ancora dubbi sull’innocenza di Pell, leggete qui

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11.09.2019

[atfo]

Il verdetto che ha riconosciuto colpevole George Pell di abusi sui minori, condannato in primo e secondo grado a sei anni di reclusione, è un mostro giuridico. Lo sostiene John Finnis, filosofo del Diritto dell’università cattolica di Notre Dame e professore emerito di Oxford, in una approfondita analisi della sentenza in punta di codici pubblicata su Quadrant.

Nel commento sul processo al cardinale australiano che ha fatto ricorso all’Alta corte, ripreso anche dal Foglio, Finnis analizza il caso nel dettaglio, citando ampi stralci della sentenza, e critica il verdetto della corte d’Appello con tre argomentazioni.

L’ERRORE LOGICO, LA SACRISTIA E IL VINO

Innanzitutto il verdetto presenta un errore «logico»: separa l’improbabilità e l’impossibilità dell’abuso, sostenute dalla difesa attraverso decine di testimonianze che scagionano il cardinale, dalla falsità dell’accusa. I giudici, cioè, non considerano la falsità dell’accusa come una conseguenza della sua improbabilità e impossibilità, secondo quanto dimostrato dalla difesa, ma asseriscono la veridicità delle accuse e dell’accusatore prima di esaminare le ragioni della difesa.

In particolare i giudici sono stati convinti dalla «accurata descrizione» da parte dell’accusatore della sacristia, dove sarebbe avvenuto l’abuso quando Pell avrebbe trovato i........

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