Perché i paesi arabi restano in silenzio davanti ai massacri in Iran |
Più di 2.500 persone sono morte in Iran durante le manifestazioni contro il regime islamico degli ayatollah. Il dato, diffuso dalla Ong Hrana, è però conservativo dal momento che internet è ancora bloccato nel paese e le comunicazioni funzionano a singhiozzo. Secondo Iran International, ad esempio, le vittime sono più di 12 mila e l’ordine di sparare sui manifestanti verrebbe direttamente dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e dalla Guida suprema Ali Khamenei. La strage sarebbe stata compiuta dai membri del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica, i pasdaran, e dalla milizia Basij.
Si tratta del più grande massacro nella storia contemporanea dell’Iran, con l’aggravante che le vittime sono soprattutto giovani sotto i 30 anni e che il dato potrebbe presto aumentare, dal momento che il presidente della magistratura iraniana, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha promesso che «agiremo rapidamente» contro gli oltre diecimila arrestati. Molti, accusati di terrorismo, potrebbero ricevere la pena di morte.
Nonostante la situazione sia disastrosa, con Donald Trump che fomenta le proteste popolari e minaccia esplicitamente di attaccare l’Iran, i paesi sunniti del Golfo sono stranamente silenziosi nei confronti del loro avversario regionale numero uno.
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