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La profezia fallita della “bomba demografica”
«C’è una bomba» demografica, gridava in pubblico nell’ormai lontano 1968 Paul Ehrlich, biologo di Stanford, morto lunedì scorso a 93 anni. Un procurato allarme che causò l’intervento di numerose autorità per porvi rimedio anche con l’uso di metodi coercitivi, come accaduto in India, dove vennero effettuate sterilizzazioni forzate su larga scala con migliaia di morti dovuti a operazioni mal eseguite, infezioni o complicazioni.
Il prologo di The population bomb non lasciava spazio a dubbi: «La battaglia per sfamare tutta l’umanità è perduta. Negli anni Settanta il mondo subirà carestie, centinaia di milioni di persone moriranno di fame nonostante qualsiasi programma d’emergenza avviato ora. Niente potrà impedire un sostanziale aumento del tasso di mortalità mondiale».
La profezia di Ehrlich nel 1968: «Il mondo non starà in piedi tra un decennio»
Concetti che Ehrlich ribadì in numerose interviste: «Se continuiamo a far crescere la popolazione, se continuiamo a sfruttare i paesi sottosviluppati e a inquinare è molto difficile per me immaginare che il mondo stia in piedi per più di un altro decennio o poco più»; «entro i prossimi quindici anni arriverà la fine: per fine intendo un crollo totale della capacità del pianeta di sostenere l’umanità».
Nell’anno di pubblicazione del volume di Ehrlich vivevano nel mondo 3,5 miliardi di persone, più che raddoppiate da inizio secolo e quasi quadruplicate rispetto al 1800.
È trascorso da allora più di mezzo secolo e la arrampicata in verticale della popolazione è continuata. Nel 2022 abbiamo superato il traguardo degli 8 miliardi di abitanti.
Ma non solo la catastrofe prevista dal biologo statunitense non si è materializzata. È accaduto il contrario.
Da allora la vita sulla Terra è migliorata
Se prendiamo in esame tutti i principali parametri che descrivono quantitativamente le condizioni di vita sulla Terra vediamo come il miglioramento già in atto da un secolo quando il bestseller venne dato alle stampe è proseguito fino a oggi.
Partiamo dalla disponibilità di cibo. Nel 1968 l’apporto calorico medio disponibile nel mondo era pari a 2.300 kcal; nel 2023 ha raggiunto il valore record di 3.006 kcal.
Si è quindi registrata una forte riduzione del tasso di mortalità causato dalla denutrizione: nel 1980 esso si attestava nel mondo a 11,6 vittime per 100mila persone; nel 2023 è risultato pari a 3. In Africa si è passati da 31,8 a 6,7 con una riduzione del 79%.
La mortalità infantile che in epoca preindustriale era pari ad almeno il 50% era già stata più che dimezzata a metà del secolo scorso; da allora si è verificata un’ulteriore drastica riduzione che ha portato all’attuale valore di 3,6% nel mondo (e il 6,3% in Africa).
Negli ultimi decenni è altresì proseguito con regolarità – con la notevole eccezione del biennio 2020-21 come conseguenza della pandemia – l’aumento della aspettativa di vita che ancora all’inizio del secolo scorso era pari a soli 34 anni e che nel 2023 ha raggiunto i 73,2 anni.
Nel 1968 una persona su due viveva al di sotto della soglia di povertà assoluta, oggi meno di una su dieci; il reddito medio procapite è triplicato.
Il problema è la deflagrazione demografica
Nonostante l’accumularsi di evidenze empiriche di segno opposto alle sue previsioni, Ehrlich non ha mai rivisto la propria posizione; al più, ha concesso di avere sbagliato l’orizzonte temporale e il New York Times ha scritto due giorni fa che le sue previsioni si sono rivelate “premature”. Verrebbe da dire, con il conte Mascetti di Amici Miei, più che premature, prematurate.
Ehrlich sembra non aver voluto riconoscere la fallacia della trappola malthusiana ed essersi ostinato a vedere nell’uomo solo un consumatore di risorse e non anche, anzi soprattutto, un creatore e un risolutore di problemi come a più riprese sostenne il suo forse più tenace oppositore, l’economista Julian Simon: «Ogni uomo in più che nasce è una bocca in più da sfamare, ma anche un cervello in più e due mani in più per lavorare». Simon sosteneva che, lasciando gli uomini liberi di interagire e garantendo il rispetto del diritto di proprietà, «le condizioni materiali della vita continueranno a migliorare per la maggior parte delle persone, nella maggior parte dei paesi, la maggior parte del tempo, indefinitamente».
E, lungi dal considerarla un “cancro” come il suo oppositore, considerava la popolazione l’unica risorsa davvero scarsa come, forse troppo tardi, stiamo comprendendo solo oggi di fronte a uno scenario che non è più quello della bomba (carta) ma di una incipiente deflagrazione demografica.
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