«La magistratura ha vinto la guerra dei 30 anni. Meloni è più sola»
Tempi in Cisgiordania
Newsletter e rubriche
Esteri Trump Israele Guerra in Ucraina Cina Cristiani perseguitati Terrorismo islamico
Cristiani perseguitati
Politica Governo Milano Giorgia Meloni Elly Schlein Giustizia
Economia Lavoro Auto elettriche Pnrr Inflazione
Ambiente Cambiamenti climatici Green Deal Transizione ecologica Transizione energetica
Cambiamenti climatici
Transizione ecologica
Transizione energetica
Scuola Educazione Parità scolastica
Salute e bioetica Fine vita Utero in affitto Aborto
Chiesa Cristianesimo Leone XIV Papa Francesco Benedetto XVI Luigi Giussani Comunione e Liberazione
Comunione e Liberazione
Società Intelligenza artificiale Pensiero woke
Intelligenza artificiale
Newsletter e rubriche La preghiera del mattino Lettere al direttore La borsa e la vita Squalo chi legge Casca il mondo Cinema Fortunato Il Deserto dei Tartari Memoria popolare Esserci Tentar (un giudizio) non nuoce Il Paese dei Normali Libri in povere parole
La preghiera del mattino
Il Deserto dei Tartari
Tentar (un giudizio) non nuoce
Libri in povere parole
Sfoglia Tempi Sfoglia Tempi digitale Marzo 2026 Febbraio 2026 Gennaio 2026 Dicembre 2025 Novembre 2025 Ottobre 2025 Settembre 2025
Sfoglia Tempi digitale
Home » Giustizia » «La magistratura ha vinto la guerra dei 30 anni. Meloni è più sola»
«La magistratura ha vinto la guerra dei 30 anni. Meloni è più sola»
«La vittoria del “no” al referendum sulla giustizia è stata determinata da un voto generico contro quanto veniva proposto. È stato un voto contro il governo, contro il potere, non un voto nel merito». È l’analisi di Roberto Arditti, editorialista del Tempo e giornalista di lungo corso, sull’esito del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati e sulla riforma del Csm. «Da lunedì si apre una fase nuova per la premier Giorgia Meloni. La sua leadership è più solitaria oggi. Si prende sulle spalle il peso di quanto accaduto».
Chi ha votato “no”?Si può distinguere chi ha votato contro la riforma del ministro Carlo Nordio in due gruppi. L’opposizione politicamente organizzata e un secondo gruppo più difficile da incasellare politicamente. Un’area che di solito non vota o che, secondo me, anni fa andava a votare il Movimento 5 stelle. Questi cittadini non hanno votato nel merito della questione “giustizia” ma per insoddisfazione.
Non è il centrodestra ad aver perso sostegno elettorale?Il risultato numerico dice che il centrodestra ha portato a votare tutti i suoi elettori. La partecipazione è stata elevata. A contare è stata un’area di popolazione di solito ai margini che ha espresso un voto di insoddisfazione generico. Non è stato un voto a favore della Costituzione o dei magistrati.
Chi ha promosso il “sì” ha accusato la controparte di una campagna elettorale basata su falsità.I sostenitori del “no” hanno presentato la riforma come un attentato alla Costituzione, trasmettendo la falsa idea che la Carta sia immutabile e cristallizzata. No, è un documento vivo che nelle intenzioni di chi l’ha scritto deve tenere il passo coi tempi. Infatti, la seconda parte della Costituzione sull’ordinamento dello Stato prevede meccanismi per modificarla.
Solo i principi della prima parte della Costituzione sono “intoccabili”.Sì. Sulla seconda parte, quella prescrittiva, la Costituzione ha una sua capacità di evolvere. Non va congelata come un oggetto museale, un moloch. Questo la irrigidisce, la incartapecorisce. Faccio l’esempio del bicameralismo perfetto fra Camera e Senato previsto dalla Costituzione. Per la politica moderna è un simulacro inefficiente che andrebbe riformato, tant’è vero che da anni a legiferare è più il Governo con i decreti legge che il Parlamento.
Il sistema giudiziario rimane immutato. Senza riforma costituzionale, cosa si può fare?Bisognerebbe mettere mano a molte cose. Possono essere introdotti dei correttivi. Con un po’ di spirito istituzionale ci sarà qualche forma di dialogo con l’Associazione nazionale dei magistrati. Però, con tutta la stima che ho per il ministro Nordio, appare abbastanza indebolito. Il segno politico dell’esito del referendum è indiscutibile.
Ha vinto lo “status quo”, il sistema delle correnti?Il risultato è stato abbastanza netto, con due milioni di voti di scarto. Per un lungo periodo non si parlerà più di riforma degli equilibri del Csm. Da Tangentopoli a oggi, nella “guerra dei 30 anni” fra politica e magistratura, ha vinto la magistratura.
Ha vinto il no ma noi continueremo a credere nelle ragioni del sì
«I partiti di maggioranza hanno sbagliato la campagna del sì al referendum»
«E ora, a più di metà Paese che non si fida dei magistrati la sinistra cosa p
Referendum. Ha vinto lo status quo
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!
Iscriviti alla newsletter
Dichiarazione di accessibilità
Sfoglia Tempi digitale
Abbonati con carta di credito
Abbonati con bonifico/bollettino
Regala un abbonamento full
Regala un abbonamento digitale
