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La vera catastrofe per l’ambiente è il radicalismo ecolaicista

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11.09.2019

[atfo]

Che c’entra la religione con la plastica? Apparentemente, niente. Salvo immaginare che, venuto meno il Dio della tradizione, idoli di celluloide ne abbiano preso il posto. O forse non si tratta solo di un declino epocale, per quanto sia certo che la fine dell’epoca moderna abbia inaugurato, a partire dal nostro secolo, l’epoca delle catastrofi. Tsunami, terremoti, Co2, Amazzonia in fiamme, Groenlandia che perde ghiaccio, polveri sottili che respiriamo, amianto nei capannoni industriali, Ilva a Taranto, esplosioni nucleari in Russia, Corea e chissà dove in altre parti. Tutto vero, ma c’è un modo di parlare di cose vere che è falso.

Nel 1982 uscì un testo di Jürgen Habermas, poco citato e ancor meno letto, La crisi della razionalità nel capitalismo maturo. Il filosofo-sociologo di Francoforte osservava che quando si è di fronte a una crisi di sistema, i tentativi di soluzione per via tecnica e amministrativa (burocrazia politica) vengono sottratti alle valutazioni dell’opinione pubblica pilotando l’attenzione delle masse verso tematiche la cui rilevanza non possa incidere sul sistema. In altre parole vi sono stuoli di opinion maker pronti a ingigantire dati e amplificare informazioni corredate da fotogrammi ad arte costruiti così da creare un flusso tendenziale che genera panico e timore di un cataclisma prossimo venturo.

E allora chi salverà la Terra? La giovanissima svedese Greta Thunberg, designata dalla storia paladina mondiale della lotta contro il riscaldamento globale. Due settimane di navigazione su Malizia, imbarcazione miliardaria a vela, messa a........

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