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Il tabù che impedisce alla scienza di indagare come dovrebbe sull’omosessualità

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11.09.2019

[atfo]

Pubblichiamo un articolo di Christian Spaemann, affermato psichiatra tedesco, figlio del compianto filosofo Robert Spaemann, apparso originariamente il 6 settembre scorso nel settimanale cattolico Die Tagespost. Il testo, tradotto per Tempi da Giuseppe Reguzzoni, è un commento a uno studio sull’omosessualità presentato dai giornali come la dimostrazione scientifica del fatto che non esiste un “gene gay”, e che invece l’orientamento sessuale delle persone è determinato dall’interazione di molti fattori, non solo genetici. I risultati di tale ricerca sono stati pubblicati a fine agosto dalla rivista Science.

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Ancora uno studio sull’omosessualità. E ancora una volta niente di davvero nuovo. Non c’è da meravigliarsi: valutare correttamente l’attrazione omosessuale esige un modo di procedere ampio e differenziato, che si accosti a questo fenomeno nel contesto della sessualità umana, della complessità relazionale, della biologia e della psicologia. Dato che, poi, il nostro modo di guardare la persona umana non è mai scevro da presupposti filosofici, un tale sguardo sarà sempre in qualche modo controverso. Ed è una controversia che, oggi, in tutto il mondo occidentale affonda principalmente le sue origini negli anni Settanta del secolo scorso. I sostenitori dei paradigmi della “parità” e della “non discriminazione”, che a tutt’oggi dominano il discorso sociale, hanno preso pieno possesso di questo tema. Da allora, il punto non è più la tolleranza o il venir meno di reali forme di discriminazione degli omosessuali, ma l’affermazione di una ideologia.

LA CENSURA DI OGNI DIFFERENZA

Per quel che riguarda la........

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