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Siamo realisti, facciamo l’impossibile

Quando arrivò la richiesta d’aiuto dai colleghi francesi per gestire il calore degli stampi nella centrale a fusione nucleare, Giovanni Landro li aveva richiamati divertito: «Suvvia, ci avete mandato la richiesta d’offerta solo per fare il confronto con qualcun altro». Ma dall’altra parte del telefono non ridevano affatto: «No, ingegnere, è che noi questa roba qui non la sappiamo fare».

Titolare di Irc Components, nove dipendenti a Genova e una in Francia, l’ingegner Giovanni “Gianni” Landro è uno di quelli finiti a fare l’imprenditore per necessità e per un’idea operosa del lavoro: fare le cose bene e per il bene di chi ci sta intorno. Laurea in Ingegneria meccanica a metà anni Novanta, servizio militare e, il giorno dopo, Landro era già in una multinazionale americana da 35 mila dipendenti. «Ero responsabile delle sale prova motore in Europa. Seguivo Fiat, Hyundai, i tedeschi. Ci stavo benissimo». Trasferte negli States, corsi d’avanguardia e niente badge già nel 1996: «Si lavorava per obiettivi. Se finivi alle tre del mattino o alle sei di sera non importava a nessuno. L’importante era che il lavoro fosse fatto a regola d’arte. Questo concetto mi è rimasto dentro».

Nove anni così, poi arriva una bambina amatissima e il pendolarismo inizia a pesare. Landro decide di “tornare a casa”. Stesso stipendio, azienda più piccola, ma mentalità da caserma: «Alle cinque c’era la coda per timbrare il cartellino stile Fantozzi, dall’operaio al dirigente». Poi arriva la........

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