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Greta scappa dai fascisti, la Svezia dai criminali

Dice Greta Thunberg al quotidiano svedese Dagens Etc che non si sente più al sicuro in Svezia. Troppi fascisti, il suo piano «è di vivere da uno zaino e dormire sul pavimento delle cucine di amici» lontano da quel paese che solo fino a pochi anni fa promuoveva come uno dei più sicuri per fare dell’attivismo. Ma ora non più: «Si sta diffondendo un’ondata fascista estremamente ostile nei confronti di chi, come noi, crede nell’empatia e agisce in questo senso, e desidera che si dia ascolto alla ricerca».

E così, alla vigilia dell’uscita dell’ennesimo documentario su di lei e i Fridays For Future (Strejkarna, gli Scioperanti), e a campagna elettorale iniziata (si vota il 13 settembre) l’immagine della non più piccola e trecciuta Greta con zaino in spalla su piastrella di un tinello di fortuna assicura promozione e pubblicità: “Greta Thunberg sulle minacce di morte: ‘Ho accettato che non vivrò a lungo’”, è il titolo dell’intervista.

Troppi fascisti, Greta in fuga dalla Svezia

Dalla Svezia che non ne può più di Greta Thunberg (e del suo narcisismo patologico da “vacanze in Flottilla”) a Greta Thunberg in fuga dal regime il passo è brevissimo. Non fosse tragicamente contraddittorio rispetto alla missione umanitaria che si è data l’attivista in queste settimane: girare la Svezia con una giornalista per il giornale Arbetaren e ricompattare una base per riportare al centro del dibattito «l’escalation della crisi climatica, il genocidio e l’erosione del diritto internazionale fondamentale». «Dare voce a coloro che sono effettivamente colpiti dalle politiche estremiste perseguite». Capire «cosa sarebbe necessario e come dovremmo adattare il movimento affinché voi usciate dalla vostra zona di comfort e diventiate attivisti», rifiutandosi di «cadere nell’apatia. La speranza nasce dall’azione».

Nonché tragicamente stupido il messaggio, in un paese dove........

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