Cesare non è un genocida (e il De Bello Gallico non è il Mein Kampf) |
Date a Cesare quel che è di Cesare. Ma non dategli del genocida. Sono capitato sulla homepage del Corriere, che da un po’ di tempo propone ai suoi lettori Le lezioni del Corriere, brevi pillole di varia cultura di cui non sapevamo di avere bisogno, e trovo nientemeno che un pezzo di Luciano Canfora intitolato così: “Il genocidio, la guerra civile e la congiura che lo uccise: la tragica vicenda di Giulio Cesare”.
Si saranno sbagliati, penso: Canfora non può aver scritto una cosa del genere. Avranno ormai tagliato la testa di qualche stagista; oppure volevano scrivere gender invece di genocidio, poiché si sa, come dice anche Catullo, che Cesare era, insomma, ci siamo capiti: e un po’ di piccante non guasta mai.
No, Plinio non chiama la conquista della Gallia «genocidio»
Invece apro l’articolo e leggo proprio questo: «La colpa che a Cesare spetta – a dire di Plinio il Vecchio, grande scienziato romano della dinastia Flavia morto durante l’eruzione del Vesuvio – fu la conquista della Gallia, definita “un genocidio”». Ce n’est pas possible, esclamo (per restare in tema di Galli). Il buon vecchio Plinio detto Plinio il Vecchio avrebbe definito le guerre galliche di Cesare «un genocidio»? Altro che scienziato! Doveva aver inventato tutta una macchina del tempo, poiché altrimenti non si spiega: quella parola l’ha coniata Raphael Lemkin, un giurista polacco di origine ebrea, nel 1944, per descrivere quanto subito dal popolo armeno per mano dei Giovani Turchi.
Per fugare ogni dubbio, mi precipito a leggere il passo in questione di Plinio, nel settimo libro della sua Naturalis Historia. Manco a dirlo, il termine incriminato non c’è: vi si parla del........