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Cime tempestose a San Valentino? Solo se volete farvi a pezzi

«Ispirato alla più grande storia d’amore di tutti i tempi», così recita il trailer del film Cime tempestose di Emerald Fennell, in sala nel weekend di San Valentino. È bastato l’accenno di qualche scena infuocata tra i protagonisti, Margot Robbie e Jacob Elordi, per scatenare un’ondata d’interesse per il romanzo più celebre di Emily Brontë. In tantissimi «hanno voluto prendere in mano il libro per arrivare preparati all’esperienza collettiva che il film promette di scatenare», si legge su Repubblica.

Non stupisce che si faccia fatica ad avvicinare parole scritte nel 1847 e che serpeggi la delusione tra chi sperava di trovare scene pepatissime nel testo e forse l’ha abbandonato prima di arrivare a un tiepido: «Il mascalzone ebbe l’impudenza di abbracciarla».

Ma quale «più grande storia d’amore di tutti i tempi»

Magari la rivisitazione cinematografica della Fennell sarà davvero ciò che promette lo slogan nel trailer, ma la trama uscita dalla penna di Emily Brontë non è una storia d’amore. E non è un libro di cui dire: mi è piaciuto. Non lascia felici e contenti. Lascia malconci, amaramente scossi. Proprio per questo è una storia di cui si può dire molto altro, e che vale la pena leggere, a maggior ragione in questo tempo in cui si ripete in tutte le salse che «i giovani vanno educati all’affettività». È tra quei romanzi la cui lettura migliora se condivisa, messa a tema in una discussione umana e non letteraria: perché a voce alta si possono aprire e sciogliere i nodi più scabrosi – e non sono di natura sessuale – che, in una lettura intimistica, rischiano invece di stringerci in una morsa di tentazioni brutte.

L’amore tutto cuoricini, lacrime, sesso e glitter – quello che campeggia sulle copertine dei gettonatissimi romanzi rosa – esce a pezzi dalle mani dei protagonisti, Catherine e Heathcliff. E tutto l’umano che li circonda esce a pezzi con loro. Che l’amore sia una forza che eccede la cornice calda e avvolgente di baci e abbracci ce lo hanno testimoniato tanti autori. Dopo il primo incontro con Beatrice, Dante sogna Amore che gli mangia il cuore. E la coppia tanto idolatrata dagli stereotipi degli innamorati, Francesca e Paolo, arriva all’epilogo: «Amor condusse noi a una morte».

Non c’è allucinazione più tremenda di scambiare la coppia per un atomo

C’è bufera nel quinto canto dell’Inferno, come c’è nel romanzo di Emily Brontë, ormai noto con la traduzione come Cime tempestose. Il titolo originale è Wuthering Heights, ed è il nome della dimora in cui nasce Catherine Earnshaw e la cui proprietà è tra le mire di vendetta di Heathcliff. “Wuthering” è una parola dialettale: indica un vento che soffia forte, un tumulto atmosferico, un luogo esposto alla furia dell’aria. Un bell’esercizio, a scuola, sarebbe proporre la lettura del testo – o di brani selezionati – e poi chiedere: come tradurresti il titolo? Quale parola italiana regge davvero quel rumore, quella violenza?

È l’impeto dell’energia devastante che si sprigiona quando si scinde un atomo. Non c’è allucinazione più tremenda di scambiare la coppia per un atomo. Catherine Earnshaw descrive così l’amore per Heathcliff:

«Non lo amo perché è bello, Nelly, ma perché è ancora più uguale a me stessa di quanto possa esserlo io. Di qualsiasi cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono identiche».

«Non lo amo perché è bello, Nelly, ma perché è ancora più uguale a me stessa di quanto possa esserlo io. Di qualsiasi cosa siano fatte le nostre anime, la sua e la mia sono identiche».

«Se ogni altro essere umano perisse e lui sopravvivesse, io continuerei a esistere; e se ogni altra persona restasse a questo mondo e lui dovesse essere annientato, l’universo si trasformerebbe in qualcosa di terribilmente estraneo. Mi sembrerebbe di non farne più parte. […] Il mio affetto per Heathcliff è come le eterne rocce sottostanti… una fonte di scarsa felicità visibile, ma una fonte indispensabile. Nelly, io sono Heathcliff».

«Se ogni altro essere umano perisse e lui sopravvivesse, io continuerei a esistere; e se ogni altra persona restasse a questo mondo e lui dovesse essere annientato, l’universo si trasformerebbe in qualcosa di terribilmente estraneo. Mi sembrerebbe di non farne più parte. […] Il mio affetto per Heathcliff è come le eterne rocce sottostanti… una fonte di scarsa felicità visibile, ma una fonte indispensabile. Nelly, io sono Heathcliff».

«Fammi impazzire» non è romanticismo, ma delirio di persecuzione

Questa è l’allucinazione da mettere a tema: perché potrebbe sembrare la citazione romantica per eccellenza, e invece è l’inferno che attraversano i protagonisti. Morta Catherine, la disperazione di Heathcliff si esprime ancora attraverso l’immagine della morsa di un rapporto-monade:

«Catherine Earnshaw, possa tu non avere riposo finché io vivrò! Hai detto che sono stato io a ucciderti… perseguitami, allora! Gli assassinati perseguitano i loro assassini. Sii con me sempre… assumi qualsiasi forma… fammi impazzire! Ma non lasciarmi, ti prego».

«Catherine Earnshaw, possa tu non avere riposo finché io vivrò! Hai detto che sono stato io a ucciderti… perseguitami, allora! Gli assassinati perseguitano i loro assassini. Sii con me sempre… assumi qualsiasi forma… fammi impazzire! Ma non lasciarmi, ti prego».

«Fammi impazzire» è l’altro slogan cavalcato nel trailer del film in uscita: contestualizzato fa venire i brividi. Non è una proposta di serata piccante tra amanti, bensì un delirio di persecuzione. La regista Fennell ha senz’altro ragione nel dire di aver sentito un forte elemento sadomaso nel romanzo di Emily Brontë: però non ha niente a che vedere con i pruriti alla Cinquanta sfumature di grigio. Nell’incontro amoroso più intenso, Catherine si stacca dall’abbraccio con Heathcliff tenendo in mano alcune ciocche di capelli che gli ha strappato e lui le lascia «quattro nitidi lividi azzurri sulla pelle incolore». Quando si dice: amore tossico.

Di fronte a Catherine e Heathcliff si frantuma la facilità con cui ci siamo abituati a usare il campo semantico della «tossicità» per parlare di relazioni degenerate. Occorre restare allerta, scegliere parole non obliterate, quando s’incontra il mostro di un amore che distrugge con la forza atomica dell’“essere una cosa sola”.

Non amanti, ma fratelli di distruzione diabolica

L’origine di quest’ossessione nasce dal capovolgimento di una delle storie più profonde sull’accoglienza dell’altro in quanto altro, quella che per facilità ricordiamo come parabola del figliol prodigo. All’inizio di Cime tempestose, il padre di Catherine porta a casa un orfano da un viaggio, con «la carnagione scura di uno zingaro»: è Heathcliff, un “fratello” rovinato da accogliere in famiglia. Ma questa ipotesi si rompe nel modo peggiore, rendendo l’intera casa uno spazio di rifiuti reciproci. Poco prima della morte del padre, Catherine si sente dire:

«No, Cathy. Non posso volerti bene, sei peggio di tuo fratello. Ho paura che tua madre e io dovremmo vergognarci di averti messa al mondo».

«No, Cathy. Non posso volerti bene, sei peggio di tuo fratello. Ho paura che tua madre e io dovremmo vergognarci di averti messa al mondo».

La morsa che stringe Catherine e Heathcliff in un rapporto di simbiosi, collisione, distruzione è il sentirsi fratelli di fronte alla ripugnanza di un padre. E a noi lettori si squaderna il cataclisma della loro reazione diabolica: non amano, si divorano e si tormentano a vicenda.

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