Mons. Domenico Basile è vescovo: «Rendete grazie al Signore perché è buono» |
Ieri, al Palazzetto dello Sport di Andria, si è svolta la cerimonia di consacrazione episcopale di monsignor Domenico Basile, nuovo vescovo della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi.
All’evento hanno partecipato il clero e una rappresentanza di fedeli delle diverse comunità parrocchiali. Mons. Basile è stato consacrato vescovo mediante l’imposizione delle mani di S.E. Mons. Luigi Mansi, vescovo della diocesi di Andria; vescovi co-consacranti sono stati S.E. Mons. Giuseppe Satriano, arcivescovo metropolita di Bari-Bitonto, e S.E. Mons. Domenico Cornacchia, amministratore apostolico della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi nonché vescovo uscente.
Particolarmente significativi la benedizione di monsignor Cornacchia, mediante imposizione delle mani, al vescovo Basile e il reciproco abbraccio: uno spirituale passaggio di testimone.
Messaggio di S.E. Mons. Domenico Basile al termine della sua consacrazione episcopale
“Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre”.
Il ritornello del salmo responsoriale riecheggia bene ciò che porto nel cuore e desidero esprimere in questo momento: la gratitudine al Signore per la sua bontà, nella certezza di un amore fedele che continuerà ad accompagnarmi.
Su questo amore posso fondare in modo esclusivo l’eccomi che ho nuovamente pronunciato dinanzi al Signore, consapevole che ciò che mi viene chiesto è di gran lunga superiore alle mie povere forze e capacità. Peraltro ciò mi è chiaro già nel sì che con cui ho risposto alla prima domanda postami stasera dal Vescovo ordinante principale: «Vuoi, fratello carissimo, adempiere fino alla morte il ministero a noi affidato dagli Apostoli?». Il “per sempre” che ancora una volta mi è stato chiesto di pronunciare, accogliendo come dono e compito il ministero degli Apostoli in un fragile vaso di creta (cf. 2Cor 4,7), posso solo radicarlo sulla consapevolezza della misericordia di Dio che mai viene meno.
Il ministero episcopale è in sé articolato e complesso, ma sento particolarmente vero, sulla scia dell’insegnamento del Concilio Vaticano II, che ci sia tra i vari compiti richiesti ad un Vescovo una priorità logica dell’annuncio del Vangelo, poiché dall’ascolto del Vangelo nasce la fede, in esso la Chiesa trova la sua sorgente di speranza e gli uomini e le donne del nostro tempo il senso e la luce per il loro vivere. Il Card. Carlo Maria Martini esprime questa verità con parole in cui mi ritrovo pienamente:
«Mi pare piuttosto che si debba presentare la figura episcopale anzitutto come un servitore della Parola di Dio. Durante la consacrazione gli viene messo sul capo il libro dei Vangeli. Questo è un segno molto bello: significa che egli deve avere il Vangelo dentro se stesso e quindi essere un Vangelo vivente. Egli è sottoposto a esso in ogni senso: la sua parola deve fare risuonare il Vangelo e ogni gesto deve essere una realizzazione del Vangelo. Per questo è utile che egli anzitutto si chieda di fronte a ogni sua azione o predicazione: “Quid hoc ad Evangelium?”, cioè:
“Che cosa ha a che fare ciò che sto facendo o dicendo con l’annuncio evangelico?”».
(C. M. MARTINI, Il vescovo, Rosenberg & Sellier, Torino 2011, p. 38-39)
“Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre”.
Come non potrei rendere grazie al Signore, se solo guardo indietro ai miei giorni e mi rendo conto del bene di cui ha ricolmato la mia vita?
Rendo grazie al Signore per la Chiesa che, come madre, mi ha generato alla fede in Cristo e ora attraverso papa Leone XIV mi chiama al ministero episcopale. Nella Chiesa, come in una grande famiglia, mi è stato dato di camminare e crescere in umanità e nella tensione verso la santità. La gratitudine particolare la esprimo al caro Mons. Luigi Mansi, pastore della Diocesi di Andria, per la stima e l’affetto di cui mi ha sempre circondato, ai Vescovi delle Chiese di Puglia che mi hanno da subito accolto con fraternità, agli altri Vescovi che stasera qui hanno concelebrato, in particolare ai Vescovi Luigi e Gianni, amici di cammino provenienti dall’amata Chiesa di Andria: questa vicinanza esprime un “affetto collegiale” che per me è dono prezioso. Un ricordo speciale lo rivolgo a Mons. Giuseppe Lanave, con cui ho vissuto una parte importante degli anni di formazione in seminario, e a Mons. Raffaele Calabro, che mi ha ordinato presbitero e mi ha sempre incoraggiato dandomi fiducia.
Nella gratitudine faccio memoria degli anni di formazione presso il Seminario Vescovile di Andria e il Seminario Regionale di Molfetta. Questi anni sono stati contrassegnati dalla presenza di Mons. Agostino Superbo come rettore, un grande educatore che mi ha seguito in una formazione segnata da fede solida, responsabilità, libertà e dialogo con il mondo. In questi anni molti amici hanno camminato con me e, in particolare, ricordo gli amici di corso del Seminario Regionale che, anche negli ultimi mesi, hanno fatto sentire in modo forte il calore e l’affetto. Nella formazione tanti educatori mi hanno prestato cura e attenzione e tra questi vorrei ricordare, in modo speciale, il carissimo don Pio Zuppa, recentemente scomparso: il suo contributo alle Chiese di Puglia come educatore, teologo e formatore è stato unico e prezioso per laici e presbiteri. A lui devo tantissimo, per la crescita umana e spirituale e per le scelte che mi hanno orientato allo studio della teologia pastorale, a determinati modelli di formazione, conducendomi ad incontrare persone e ad intraprendere percorsi che si sono rivelati decisivi nei miei anni di ministero.
La gratitudine in Dio la esprimo al presbiterio della Diocesi di Andria, ai sacerdoti e ai diaconi da cui sento di aver ricevuto tanto nonostante i miei limiti e mancanze, in una fraternità che è stata per me forza e incoraggiamento. Questa fraternità l’ho anche sperimentata vivendo per venticinque anni alla Casa del clero di Andria, in una forma di vita comune che è stata vera perché imperfetta e talvolta faticosa, ma sempre arricchente.
La mia vita di fede e di ministero è stata contrassegnata dall’incontro ad Andria con comunità parrocchiali vive e accoglienti: la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, dove ho coltivato sin da bambino la fede, in una comunità ricca di vocazioni laicali e di consacrazione, anche missionaria; la parrocchia di San Giuseppe Artigiano, dove ho mosso i primi passi del mio ministero, sostenuto da persone buone e dalla stima del compianto don Michele Troia; le parrocchie di Gesù Crocifisso e San Michele Arcangelo e San Giuseppe, punti di riferimento insostituibili per il mio ministero pastorale negli anni in cui sono stato a servizio del Seminario Regionale, comunità che mi hanno fraternamente e affettuosamente accolto. Una particolare esperienza ministeriale, per cui rendo grazie a Dio, l’ho vissuta come parroco della comunità del Cuore Immacolato di Maria, in quindici anni intensi e indimenticabili, di cammino appassionato, di impegno, responsabilità, fatica, con ragazzi, giovani e adulti che mi hanno fatto sentire ed essere un “parroco felice”!
Un posto speciale nel ministero di presbitero è rappresentato dai diversi anni trascorsi come formatore nel Seminario Regionale di Molfetta: sono grato a Dio e a tutti coloro che ho incontrato nel mio servizio per aver avuto la possibilità, secondo le ispirate parole di don Tonino Bello, di partecipare alla fierezza del “made in Molfetta” e di aver aiutato i giovani a covare sotto la cenere il fuoco della passione per Dio e per l’uomo.
Nella Chiesa locale sono stato anche chiamato ad un servizio più ampio come Vicario generale e nella responsabilità dei beni culturali e della biblioteca diocesana: la gratitudine è verso tutti coloro che in questo ministero mi hanno affiancato, aiutandomi ad essere a servizio della comunione e ad allargare gli orizzonti ecclesiali, tenendo desto il dialogo con il patrimonio di ricchezza che proviene dal mondo e da tutto ciò che è umano.
Un rendimento di grazie a Dio lo rivolgo per gli anni intensi di ministero come assistente diocesano e poi regionale di Azione Cattolica, con donne e uomini che nella concretezza mi hanno aiutato a stare in un cammino di corresponsabilità e di sinodalità che reputo un grande dono anche per il mio ministero episcopale. Un grazie di cuore per la presenza alla celebrazione lo rivolgo ad alcuni membri della Presidenza nazionale di Azione Cattolica, in particolare a Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale, e a Mons. Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico generale.
Rendo grazie al Signore per la mia famiglia, in cui sono stato generato alla vita, educato alla fede e accompagnato nella libertà, in particolare per il mio papà, gli zii, le tante persone che mi hanno voluto bene e mi hanno fatto del bene e che hanno affrettato il loro passo verso la luce del Regno, così come per mamma e le zie, “giovani donne” ultranovantenni e ultraottantenni, mia sorella, i cugini e, insieme a tutti loro, gli amici che in tanti anni, da compagni di viaggio, sono con il loro affetto come una famiglia per me.
La gratitudine per la loro significativa presenza e per l’importante compito a cui sono chiamati, la rivolgo alle Autorità civili e militari che svolgono il loro servizio facendo riferimento ai Comuni di Andria, Canosa di Puglia e Minervino Murge, e ai Comuni di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo e Terlizzi.
Un grazie particolare alla Sindaca della Città di Andria, Avv. Giovanna Bruno, e all’intera civica amministrazione, per la concessione del Palazzetto dello Sport, e ai dipendenti comunali e dell’Andria Multiservice per la loro generosa disponibilità.
Il ringraziamento lo amplio a tutti coloro che mi hanno commosso per l’abnegazione dimostrata nel curare ogni minimo dettaglio di questa celebrazione che ha richiesto mesi di preparazione e lavoro. Un grazie speciale va anche all’équipe di Teledehon per la diretta TV della celebrazione che ha soprattutto raggiunto gli ammalati. Il Signore vi benedica tutti!
Alla fine rivolgo alcune parole di saluto e gratitudine a fedeli laici, presbiteri, diaconi, religiosi e religiose, dell’amatissima Diocesi di Molfetta, Ruvo, Giovinazzo, Terlizzi. Pongo queste parole a conclusione del mio intervento perché desidero che vadano a suggellare quanto sin qui detto, soprattutto nel rendimento di grazie a Dio che mi ha chiamato al vostro servizio e nella gratitudine a voi per l’affetto di cui mi avete sin da subito circondato.
Un grazie sentito lo rivolgo a Mons. Domenico Cornacchia, il caro don Mimmo, per la dedizione che ha dimostrato nel suo servizio episcopale e perché, nel solco della lunga amicizia che a lui mi lega, mi ha accolto con grande generosità. Un’esigenza particolare di gratitudine la avverto anche verso i Vescovi diocesani miei predecessori, Mons. Donato Negro e il compianto Mons. Luigi Martella.
La nostra Diocesi è stata raggiunta dalla grazia inestimabile della presenza del Venerabile don Tonino Bello, “un Vescovo fatto popolo”, un uomo, un credente innamorato di Cristo, testimone coerente e credibile del Vangelo vissuto con radicalità, sino in fondo. Ancora oggi la sua testimonianza è un passo avanti a tutti noi e sento molto la responsabilità immane e stimolante di accogliere nel mio ministero di Vescovo il grande lascito della sua presenza nella nostra Chiesa.
Stasera vorrei particolarmente farmi provocare da lui per invocare, nella preghiera, uniti a papa Leone, a tutta la Chiesa e ad ogni uomo di buona volontà, il dono della pace. L’invocazione rivolta a Dio ci chiede, come don Tonino ci ha insegnato durante altri tempi cupi della storia, un impegno consequenziale ad essere operatori e artigiani di pace, disarmando i cuori e le parole, perché non ci abituiamo alla prevaricazione della violenza e della guerra e, secondo le parole di don Tonino, siamo capaci di compiere una “insurrezione di coscienza”.
A conclusione di un dialogo, nel gergo popolare talvolta si è soliti dire: “Scusate qualche parola”. Di parole ne ho dette tante, forse troppe, e me ne scuso…ma grande è la ricchezza del cammino di vita sin qui sperimentato!
Non manchino mai però le parole sempre necessarie della lode e del rendimento di grazie a Dio.
“Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre”.
Palazzetto dello Sport, Andria, 11 aprile 2026
+ Domenico Basile
Secondo la tradizione araldica ecclesiastica cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:
– uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altro;– una croce astile a un braccio traverso, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;– un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde;– un cartiglio inferiore recante il motto scritto abitualmente in nero.
Nel nostro caso si è scelto uno scudo di foggia gotica, classico e frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica e una croce trifogliata in oro, gemmata con cinque pietre rosse che richiamano le Cinque Piaghe di Cristo.
Descrizione araldica (blasonatura) dello stemma del Vescovo Basile“Interzato in pergola: nel primo d’azzurro alla stella (8) d’oro; nel secondo di rosso a tre gocce dello stesso poste in sbarra; nel terzo a tre burelle ondate del primo sormontate da un’ancora di nero”
Il motto: SPES NON CONFUNDIT (Rm 5,5)Per il proprio motto episcopale Mons. Domenico Basile ha individuato il versetto della Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (5,5): “La speranza non delude”. Queste parole sono state scelte da Papa Francesco come titolo della Bolla di indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025 e rappresentano un invito ad annunziare e testimoniare la speranza, che nasce dall’amore di Dio in Cristo e su di esso si fonda nella promessa di una presenza che mai viene meno.
InterpretazioneNel capo dello scudo campeggia una stella a otto punte, la stella del Signore, evidente simbolo cristologico che richiama anche le otto Beatitudini; inoltre vuole altresì ricordare la pianta ottagonale di Castel del Monte di Andria, luogo di origine di Mons. Basile.Qui lo sfondo è azzurro, simbolo della incorruttibilità del cielo, delle idealità che salgono verso l’alto; rappresenta il distacco dai valori terreni e l’ascesa dell’anima verso Dio.
Nella parte destra dello scudo (destra e sinistra sono posizioni invertite in araldica in quanto si riferiscono a chi porta lo scudo, risultando pertanto speculari per chi lo guarda standogli di fronte), appare un’àncora, simbolo di speranza, la Speranza cristiana, come menzionata nella Lettera agli Ebrei: “Perciò Dio, volendo mostrare più chiaramente agli eredi della promessa l’irrevocabilità della sua decisione, intervenne con un giuramento, affinché, grazie a due atti irrevocabili, nei quali è impossibile che Dio mentisca, noi, che abbiamo cercato rifugio in lui, abbiamo un forte incoraggiamento ad afferrarci saldamente alla speranza che ci è proposta. In essa infatti abbiamo come un’àncora sicura e salda per la nostra vita: essa entra fino al di là del velo del santuario, dove Gesù è entrato come precursore per noi” (Eb 6,17-20). Sotto l’àncora troviamo delle onde azzurre che ricordano il mare su cui si affaccia Molfetta, sede del Vescovo. Lo sfondo è d’argento; il colore che simboleggia la trasparenza, quindi la Verità e la Giustizia, doti che accompagnano lo zelo pastorale del Vescovo.
Il nome del Vescovo è Domenico che vuol dire “del Signore”, quindi consacrato al Signore; le tre gocce simboleggiano il Crisma che ha consacrato don Domenico al Signore, come richiamo delle principali unzioni della sua vita: il Battesimo, l’Ordinazione Presbiterale e, infine, l’Ordinazione Episcopale. Lo sfondo è rosso, il colore dell’amore e del sangue: l’amore intenso e assoluto del Padre che invia il Figlio a donare la propria vita per noi, per la nostra redenzione. Un segno eloquente del sangue versato da Gesù per amore è la reliquia della Sacra Spina, custodita nella Chiesa Cattedrale di Andria, diocesi di origine di Mons. Basile.
I prossimi appuntamenti
Giovedì 16 aprile in preparazione all’ingresso di S.E. Mons. Basile in tutte le parrocchie della Diocesi ci sarà un’Adorazione Eucaristica.
Mercoledì 22 dicembre, nella Cattedrale di Molfetta, il vescovo Basile farà il suo ingresso in diocesi.
Domenica 26 aprile, il vescovo Domenico Basile farà la sua prima visita a Ruvo di Puglia dove sarà accolto dal sindaco Pasquale Chieco e dove, nella Cattedrale, sarà celebrata la Santa Messa.