La resurrezione laica: trasformare il rito del ritorno in voglia di restare

C’è un termometro invisibile che misura lo stato di salute dell’anima di Napoli, ed è il tabellone degli arrivi a piazza Garibaldi o a Capodichino alla vigilia della Santa Pasqua. Non sono solo numeri, coincidenze o ritardi; sono storie che tornano, frammenti di un’identità che si ricompone.

È l’esercito pacifico dei napoletani altrove, studenti, professionisti, lavoratori, che per una settimana riappendono il cappotto della nostalgia per reimmergersi nel caos vitale della loro terra. Questa Pasqua 2026 ci restituisce una città che è, allo stesso tempo, casa e palcoscenico, porto sicuro e vetrina globale.

Da un lato c’è il rito laico del ritorno, quel bisogno quasi fisico di contarsi intorno a una tavola, di verificare che i luoghi dell’infanzia siano ancora lì, resistenti al tempo e alle trasformazioni selvagge di un mercato immobiliare che non fa........

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